Alto Medioevo La condizione femminile

La donna nel diritto longobardo

Nel diritto privato longobardo il padre non riconosceva il figlio se, alla nascita, non lo sollevava da terra e non gli dava un nome; crescendo non sarebbe stato un uomo libero essendo privo di diritti. Va ricordato che per i Longobardi era considerato libero solo chi poteva portare le armi: di conseguenza la donna, non potendo far parte dell'esercito, non aveva alcuna capacità giuridica, non godeva di diritti civili, ed era sottoposta alla tutela del marito, o del padre, o del figlio, o di un parente maschio, in casi estremi del re. La donna era considerata incapace giuridicamente e questo è evidente nel diritto che disciplinava il matrimonio. Il diritto romano prevedeva l'affectio maritalis, ovvero la dichiarazione congiunta da parte dei due sposi, dopo un anno di convivenza, di vivere insieme come marito e moglie: era necessario, quindi, il reciproco consenso. Nel diritto germanico la donna era considerata mero oggetto del contratto matrimoniale. Il mundualdo, lo sposo, pagava al padre della sposa il mundio, cioè il potere sulla donna, che gli veniva consegnata con una cerimonia chiamata traditio. Il matrimonio si poteva sciogliere solo per volontà dell'uomo proprio perché la donna era incapace di intendere e di volere. A riprova di tutto questo c’è un passaggio dell'editto di Rotari (643)(vedi lezione Alto Medioevo La storia) in cui si afferma come nessuna donna libera vivente entro i confini del regno longobardo potesse agire seguendo il proprio arbitrio dal momento che era obbligatoriamente posta sotto la tutela di un tutore maschio. Di conseguenza, per esempio, non poteva donare nessun bene mobile o immobile senza il consenso di quest’ultimo....

Le donne di Carlo Magno

Carlo Magno aveva una vita sessuale molto attiva (vedi lezione Alto medioevo La storia) ed è stato attorniato fino alla fine dei suoi giorni da mogli, concubine, figlie. Nell'antichità i matrimoni erano considerati degli accordi legali alla stregua di contratti. Lo scopo era la procreazione: avere dei figli per assicurarsi la successione. Se una moglie non era in grado di fare questo era ripudiata. Ovviamente l'accusa di sterilità non riguardava mai il marito. Siccome al tempo ci si sposava per obbligo, e non per amore, le consuetudini germaniche prevedevano il friedelehe, una sorta di concubinato (convivenza), riconosciuto giuridicamente, tra un uomo di alto livello sociale e una donna appartenente ad una famiglia di rango inferiore. Quest’ultima approvava la formula dal momento che le conferiva prestigio e, allo stesso tempo, evitava le formalità giuridiche ed economiche del vero e proprio matrimonio. L'unione era siglata da un atto privato che prevedeva il trasferimento della potestà dal padre della sposa al marito e poteva essere sciolto in qualsiasi momento ve ne fosse stata necessità (nel caso di un sovrano, ad esempio, per le ragioni di stato). Bertrada (fig.01), la madre di Carlo, quando nacque quest'ultimo, era legata al re Pipino dal friedelehe e non dal matrimonio pubblico; ne divenne legalmente la moglie un anno dopo, cosicché quando venne alla luce il secondogenito Carlomanno il diritto di successione era a suo favore dal momento che Carlo, nato all’epoca del friedelehe, era considerato il figlio nato fuori dal matrimonio. Bertrada morì nel 783, a 63 anni, ed ebbe molta voce in capitolo nelle vicende degli anni 768-770 nei rapporti tra i Franchi e il regno longobardo. Non dimentichiamo che proprio lei caldeggiò il matrimonio tra Carlo ed Ermengarda (o Desiderata) (fig.02), la figlia di Desiderio, arrivando a viaggiare a Pavia per suggellare l’unione (vedi lezione Alto Medioevo La storia). Alla sua morte venne sepolta nel monastero di Saint- Denis.

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fig.01
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fig.02

Gisla era la sorella di Carlo Magno cui lui era più legato. È stata badessa di Chelles. Probabilmente gli annali di Metz, un'opera storiografica che parla dei Carolingi, erano stati da lei redatti e furono scritti dietro suo ordine. 

La prima moglie di Carlo non sposata pubblicamente, fu Imiltrude che gli diede Pipino il Gobbo (così soprannominato a causa della sua malformazione). Il bambino portava il nome del padre di Carlo per sottolinearne la discendenza regale nonostante fosse figlio illegittimo. Probabilmente nei progetti del re carolingio c'era quello di sposare Imiltrude legittimamente (così come Pipino aveva fatto con Bertrada), ma la ragion di Stato lo chiamò a fare diversamente e cioè a unirsi in matrimonio con la figlia del re longobardo Desiderio su sollecitazione di Bertrada, ovviamente contro il parere del papa, il quale spingeva a fare dei Franchi i difensori della Chiesa proprio nei confronti dei Longobardi. Così Carlo fu costretto a ripudiare Ermengarda (o Desiderata) dopo appena un anno di matrimonio, nel 771. Non conosciamo il motivo per il quale Carlo non abbia subito dopo sposato Imiltrude (fino ad allora la madre del suo unico figlio). Sappiamo, invece, che in seguito contrae matrimonio con Ildegarda (fig.03) che gli diede ben 9 figli, di cui quattro maschi e cinque femmine, per poi morire nel 783. 

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fig.03

I quattro maschi portavano i nomi dei re della dinastia dei carolingi e dei merovingi. Le figlie si chiamavano: Ildegarda, Adelaide (entrambe morirono giovani), Rotruda, Bertrada, Gisla (rispettivamente dal nome della nonna, della madre e della sorella di Carlo) per richiamare la tradizione familiare. Morta Ildegarda Carlo riprese le fila della guerra contro i sassoni e fece ritorno in patria per sposare Fastrada (assai detestata a corte) che morì nel 794 dopo aver partorito in 11 anni Teodrada e Iltrude. Eginardo nella Vita Caroli (vedi Alto Medioevo La storia) ci racconta che durante questo matrimonio Carlo aveva avuto una concubina e da questa relazione era nata Rotaide. Forse questo aveva indispettito Fastrada al punto da partecipare, dietro le quinte, a due congiure contro Carlo Magno, tra cui quella ordita da Pipino il Gobbo nel 792. Successivamente Carlo sposa Liutgarda (fig.04), molto amata a corte, di origini alamanne, che non gli diede figli. Ella morì nell'800, pochi mesi dopo l'incoronazione di Carlo. 

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fig.04

In seguito, non ci sono state più altre mogli legittime dal momento che la successione era ormai assicurata da tre figli maschi adulti. Le successive compagne di Carlo furono: Madelgarda (che gli diede Rotilde), la sassone Gersvinda (da cui nacque Adeltrude), Regina che gli diede Drogone e Ugo, Adalinda che gli diede Teodorico. I tre maschi, essendo illegittimi, furono avviati alla carriera ecclesiastica diventando vescovi e abati di importanti monasteri. In realtà l’unico figlio che sopravvisse fu Ludovico che divenne re di Aquitania nel 781 (fig.05). Carlo si oppose al matrimonio di tutte le sue figlie anche se ebbero relazioni ufficiali con personaggi importanti della corte carolingia e dalle quali nacquero anche dei figli…

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fig.05

Questo matrimonio non s’ ha da fare: l’affaire Rotruda e Irene imperatrice di Bisanzio

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fig.06

Irene era la regina dell’Impero Romano d'Oriente (fig.06). Ella, nel 781, chiese ufficialmente la mano di Rotruda, la figlia di Carlo, per suo figlio Costantino VI. Addirittura, insegnanti di lingua greca e costumi bizantini giunsero a corte, e vi rimasero parecchi anni, per indottrinare la futura sposa sulle abitudini dell'impero d'Oriente. Quando nel 787 si presentarono gli ambasciatori di Irene per portar via la principessa a Bisanzio Carlo si rifiutò di cederla e del matrimonio non se ne fece più niente: questo a causa della profonda gelosia che Carlo provava per le sue figlie. A suo dire nessuna di loro doveva lasciare il nido: il loro compito doveva essere quello di rallegrare e confortare l’imperatore fino alla fine dei suoi giorni. Che fine fa Rotruda? La principessa carolingia divenne amante del duca Rorgone dalla cui relazione nacque un figlio destinato a diventare abate di S.Dionigi. Per quanto riguarda Irene, per vendicarsi, iniziò a sovvenzionare la ribellione del duca longobardo di Benevento Arichi contro l'imperatore. Non solo: Adelchi, il principe longobardo figlio di Desiderio che aveva temporaneamente trovato rifugio a Bisanzio, venne fatto sbarcare in Calabria per fomentare ribellioni contro Carlo. Irene era anche intervenuta nel 787 nella lotta iconoclasta (vedi lezione Alto medioevo La storia) per condannarla e al fine di accusare di eresia tutti coloro i quali erano contrari al culto delle immagini (come era stato stabilito dal secondo Concilio di Nicea (vedi sitografia). Alla fine, venne deliberato che la venerazione non doveva essere rivolta alle immagini ma a ciò che rappresentavano, altrimenti si sarebbe caduti nella idolatria. Tutti concordarono su quanto stabilito, compresa la chiesa cattolica che aveva partecipato al concilio inviando i suoi delegati. Non però Carlo che diede ordine di confutare per iscritto le conclusioni del Concilio, forse perché non digeriva che la questione fosse stata risolta con la guida di una donna, per lo più sua nemica. Di lì a poco Irene sarebbe stata cacciata dal trono da un colpo di stato. 

Le donne cristiane

Mentre Gesù sosteneva l’uguaglianza tra uomini e donne e perdonava le adultere (che invece, secondo la legge ebraica, dovevano essere lapidate) Paolo di Tarso (vedi sitografia) e Tertulliano (vedi sitografia) pronunciavano discorsi misogini. Sia gli ebrei che i romani, inoltre, impedivano alle donne di partecipare alla vita pubblica. Dopo il crollo di Roma nella parte occidentale dell’impero si assiste ad una involuzione della condizione femminile, come se le lancette dell'orologio del tempo fossero tornate indietro di anni. Tra il I e il II secolo sappiamo che c'erano donne che officiavano il culto e che le più ricche contribuivano a finanziare le prime organizzazioni cristiane. Questo accadeva in realtà maggiormente in Oriente dove era diffusa una mentalità più aperta: a riprova di ciò basti pensare alle biografie di Cleopatra, Zenobia e delle quattro Giulie siriane (di cui ho parlato nelle lezioni Antico Egitto e Roma imperiale La condizione femminile). Al contrario in Occidente i Padri della Chiesa consideravano le donne portatrici di lussuria, così come affermava anche la chiesa ebraica. Eva era nata dalle costole di Adamo e, dunque, doveva essere una sua sottoposta, anziché ribellarsi (fig.07)

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fig.07

I Padri della Chiesa ritenevano il matrimonio un rimedio contro le tentazioni della carne e la donna doveva essere sottomessa dal momento che la sua mente non era in grado di andare più in là dei semplici ragionamenti, alla stregua dei bambini (come sosteneva San Giovanni Crisostomo (vedi sitografia). Il miglior pregio del sesso femminile era il silenzio. Alla peccatrice Eva i Padri della Chiesa contrappongono la Vergine Maria perché remissiva e subordinata a Dio e a Gesù. C’è tuttavia un episodio nei Vangeli in cui la madre di Cristo osa sollecitare il figlio a compiere un’azione e viene severamente redarguita: si tratta delle nozze di Canaan. Secondo il racconto di Giovanni, quando Maria invita ripetutamente Gesù a compiere il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino il Figlio di Dio le ordina di non intromettersi! 

Le donne nell’Impero d’Oriente

Con Giustiniano imperatore d’oriente (vedi lezione Alto Medioevo la storia) nel 556 si stabilisce che la moglie adultera doveva essere rinchiusa in un monastero per due anni dopodiché, se il marito l’avesse perdonata, sarebbe potuta ritornare in famiglia. Se il marito fosse stato contrario all’acquisizione della libertà o se fosse morto prima del termine dei due anni ella sarebbe stata costretta a vivere per il resto della vita nel monastero. L'adulterio diviene, dunque, oggetto di una pena detentiva. La donna, essendo nata tale, non poteva venir meno ai doveri di moglie ed essere infedele. Il marito poteva chiedere il divorzio se la moglie frequentava l'ippodromo, i bagni, il teatro o dormiva fuori casa. Se invece era il marito a commettere adulterio la moglie non poteva lasciarlo. Com’è evidente continuano ad esserci due pesi e due misure a seconda del sesso di appartenenza. Per quanto riguarda le imperatrici esse inizialmente erano designate col titolo di augustae, alla maniera latina, ed in seguito di basilisse. Se ricevevano l'investitura insieme al consorte la cerimonia si svolgeva in chiesa; nel caso in cui l’imperatrice diventava augusta successivamente alla nomina dell’imperatore l'incoronazione avveniva nel palazzo reale. Le basilisse partecipavano attivamente alla vita politica dell'impero: un esempio é Teodora (vedi paragrafi successivi) la quale, si racconta, che prima di prendere la parola chiedeva sempre scusa. Le imperatrici esercitavano la reggenza qualora il successore fosse stato troppo giovane per ascendere al trono. Nel caso in cui l’imperatore veniva a mancare senza aver designato nessuno era l’imperatrice a decidere il nome del futuro sovrano.  Emblematico è il caso di Irene la basilissa (di cui ho parlato nei paragrafi precedenti) che, non volendo rinunciare al potere, finisce con l’accecare il figlio, il legittimo successore, per governare da sola. Nella società bizantina il marito era passibile di condanna per adulterio solo nel caso in cui avesse avuto rapporti sessuali con mogli o concubine di qualcun altro. Morale della storia: alla fede coniugale era tenuta solo la donna. L’unico obiettivo del “sesso debole” era la maternità altrimenti c’era il convento. In questo quadro storico sociale spiccano poche figure femminili di rilievo da ricordare…

Le protagoniste dell’Alto Medioevo

Galla Placidia (388-450)(fig.08)

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fig.08

Figlia di Teodosio I, Galla Placidia era la sorellastra di Onorio e Arcadio (vedi lezione Roma imperiale La storia) nati dal primo matrimonio con Elia Flavia Flacilla. Da un secondo matrimonio nasce Galla Placidia, il cui nome ricorda quello della madre Galla, sorella di Valentiniano II, il fratellastro di Graziano (vedi sitografia): i due avevano regnato insieme dal 375 al 383. Quando Teodosio parte per sedare una rivolta in Occidente porta con sé Onorio e Placidia mentre lascia a Costantinopoli Arcadio che diventa il co-reggente. I due ragazzi sono educati da Serena, la moglie del comandante vandalo Stilicone (vedi lezione Roma imperiale La storia) (fig.09).

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fig.09

Nel 395 muore Teodosio e Placidia viene promessa in matrimonio a Eucherio, il cugino di Serena. Nel 408 Stilicone muore assassinato. Serena è condannata a morte dopo essere stata privata di tutti i suoi beni. Intanto i Visigoti saccheggiano Roma nell'agosto del 410 e il loro re Alarico fa prigioniera Galla Placidia. Alla sua morte, avvenuta pochi mesi dopo, viene eletto re Ataulfo, il quale decide di sposarla: Galla diventa così regina dei Visigoti a soli 21 anni. C'era però un altro pretendente: un comandante dell'esercito al servizio di Onorio di nome Flavio Costanzo. Dalla coppia nasce Teodosio, potenziale erede dell'impero occidentale dal momento che Onorio era impotente. I Visigoti non erano contenti della situazione: ritenevano che il loro re si stesse romanizzando; perdipiù l’erede al trono era stato chiamato col nome di un imperatore romano. Teodosio morì piccolissimo e Ataulfo venne assassinato. Viene in seguito scelto un nuovo sovrano che si riappacifica con i Romani per cui Galla Placidia é restituita al suo popolo e al fratello Onorio col titolo di regina dei Visigoti. A questo punto la donna è costretta dal fratello a sposare Costanzo, nonostante lei provasse una profonda avversione per questo personaggio. Dall'unione nascono Onoria e il futuro Valentiniano III. Costanzo diviene Costanzo III nel 421 e governa al fianco di Onorio. Dal canto suo Galla Placidia riesce a ottenere delle terre in cui si stanziano i Visigoti. Tuttavia, pochi mesi dopo la sua nomina, Costanzo III muore. Galla Placidia si trasferisce allora a Costantinopoli: qualche rumour afferma che la sua partenza in realtà é stata una fuga dal fratello Onorio, il quale provava per lei una insana passione che nulla aveva a che fare con l'amore fraterno. L'impero d'Oriente era intanto governato da Pulcheria, figlia di Arcadio, dal momento che suo fratello Teodosio II, erede al trono, era troppo giovane per governare (fig.10)

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fig.10

Nel 423 muore Onorio senza lasciare eredi. Il Senato vuole eleggere imperatore un certo Giovanni che però non è riconosciuto da Costantinopoli. Pulcheria decide di appoggiare la causa di Galla Placidia e del figlio Valentiniano III nell'ascesa al trono dell'impero d'Occidente. Placidia riesce ad avere la meglio su Giovanni anche grazie all'appoggio dei Visigoti. Siccome Valentiniano all'epoca aveva solo sei anni Galla Placidia governa in sua vece. A corte aveva un perfido e potente nemico di nome Ezio Valente, un comandante molto vicino agli Unni perché da giovane aveva vissuto presso di loro come ostaggio; egli aveva appreso così la loro lingua e le loro tradizioni tanto da divenire il loro intermediario con i romani. Nel 437 Valentiniano III diventa imperatore. Nel frattempo, nel 434 era morto Rugila, il re degli Unni (molto vicino a Ezio) e gli succedono i nipoti Breda e Attila. Quest'ultimo non voleva alcun accordo con i romani. Grazie al figlio di Ezio, che viene mandato a parlamentare, viene scongiurato il pericolo dell'invasione unna. Nonostante ciò che aveva fatto Galla Placidia non lo ringraziò mai. Ezio Valente, tuttavia, volle essere ricompensato con un accordo matrimoniale tra Gaudenzio (così si chiamava suo figlio) e la secondogenita di Valentiniano III. Ma le grane per Galla Placidia non finiscono qui. Una donna che le diede del filo da torcere  è stata proprio la figlia Onoria, rinchiusa dalla madre in convento. Ella si ribellò alla vita monastica mossa dall’ambizione del potere, motivo per cui si mise a capo di una congiura contro il fratello che però fallì miseramente. Venne allora spedita a Costantinopoli e fu fatta sposare ad un senatore privo di ambizioni politiche. Onoria decise allora di scrivere una lettera nientemeno che ad Attila pregandolo di intervenire in Italia e vi allegò un anello personale. Da quel momento il re degli Unni sosterrà più volte che Onoria gli aveva chiesto formalmente di sposarlo e, a riprova di ciò mostrava l' anello. Onoria fu allora punita con l'isolamento. A questo punto della storia Galla Placidia muore, nel 450, mentre si trovava a Roma per incontrare il papa Leone Magno. Si dice che il suo corpo sia stato sepolto nell'Urbe, ma qualcuno sostiene che è stato trasferito segretamente a Ravenna dove si trova il mausoleo a lei dedicato...

Teodora (497-548) la Basilissa dissoluta (fig.11)

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fig.11

Quello che sappiamo della regina di Bisanzio Teodora ha come fonti principali due opere scritte da Procopio di Cesarea  (vedi sitografia), vissuto a corte nel VI secolo, in cui si parla di Giustiniano e Teodora. La prima porta il nome di Bella ed è una storia delle guerre contro Vandali, Persiani, Goti in cui si esaltano le gesta dei reali. La seconda, dal titolo Storie segrete , racconta le nefandezze da loro compiute come se si trattasse di personaggi diversi dai protagonisti della prima opera. Qual è il motivo di questo cambiamento? Ebbene, quando Procopio ha scritto Storie segrete era caduto in disgrazia a causa di uno scandalo ed era stato cacciato via dalla corte imperiale. Ecco perché ha voluto vendicarsi dipingendo i reali come personaggi corrotti e spregevoli. Ma veniamo alla biografia di Teodora. L'imperatrice nacque a Bisanzio ed era di origini umilissime. Il padre faceva il guardiano di orsi nell'ippodromo della città mentre la madre era un'attrice, all'epoca un mestiere considerato infamante. Teodora, insieme alla sorella Comitò, si esibiva come danzatrice e mima in spettacoli molto “hard” in cui, priva di perizoma, si stendeva sul palco dopodiché alcuni schiavi le coprivano il pube con chicchi di orzo che venivano beccati da cigni o oche. Lo show voleva forse richiamare il mito dell'amplesso tra Leda e il cigno (in realtà Zeus travestito). Procopio ci informa che Teodora rimase più volte incinta ma aveva partorito una volta sola: il bambino, di nome Giovanni , fu subito allontanato. Quando anni dopo si presentò a corte per riconoscere la madre fu fatto sparire nel nulla. Teodora, per poter sopravvivere, per anni è stata costretta a mestieri infamanti. Ad un certo punto conobbe Ecebolo di Tiro , governatore della pentapoli in Libia. Quando la loro relazione ebbe fine fu costretta a ritornare a Costantinopoli. Le cronache ce la descrivono dal fisico ben proporzionato, sinuoso, dalla carnagione chiara, occhi grandi e scuri. Era una donna brillante e molto scaltra. Quando sposò Giustiniano lui non era ancora imperatore. L'uomo si innamorò perdutamente di questa giovane avvenente e la volle sposare. Chi non era assolutamente d'accordo con questa unione era Eufemia ,  la zia di Giustiniano, la quale più volte aveva ricordato al nipote l'esistenza di una legge in vigore nell'impero che impediva agli uomini di alto rango di sposare donne appartenenti a ceti umili. Con la morte di Eufemia finalmente non ci furono più ostacoli ei due convolarono a nozze. Questo fu possibile anche dal momento che l'imperatore Giustino, zio di Giustiniano, rimasto vedovo, non era più lucido di mente e di questo ne approfittò il nipote che riuscì a far abolire la legge. Teodora e Giustiniano convolarono a nozze nel 525 quando lui aveva 45 anni e lei 27. Giustiniano otterrà la corona nel 527. Teodora diventerà allora imperatrice e sarà la sua compagna per la vita. Molta parte della storiografia, come si diceva prima, dipinge i due reali come assetati di potere e pronti a commettere qualsiasi nefandezza per arricchirsi. Di mezzo poi c'erano anche Belisario (vedi lezione Alto medioevo La storia) l'invincibile comandante al servizio dell'impero, e sua moglie Antonina, molto vicina a Teodora (stando ai rumours era stata sua compagna di bordello). Teodora consigliò spesso il marito intervenendo sulle questioni di Stato. Fu sua l’idea di fare delle leggi che abolivano la prostituzione forzata, che introducevano la pena di morte per i colpevoli di violenza sessuale e vietavano l'omicidio delle donne adultere da parte dei mariti. Inoltre, fa chiudere i bordelli e dà ordine di fondare un ricovero per ex prostitute. C'è un episodio storico importante che mette in luce la tempra di questa splendida donna. Nel 532 avviene a Costantinopoli la rivolta di Nika (fig.12). All'epoca nella capitale del regno erano famosissime le corse con i cavalli (un po' come a Roma le lotte tra gladiatori). Le fazioni erano contrassegnate da colori diversi: i Verdi erano sostenuti dai commercianti e dai nobili mentre gli Azzurri rappresentavano i ceti popolari.

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fig.12

L'11 gennaio, durante una competizione, Verdi e Azzurri insorgono contro Giustiniano a causa della pressione fiscale elevata. La rivolta mette a ferro e fuoco la città arrivando fino al palazzo imperiale. Giustiniano, terrorizzato, medita la fuga, ma sarà la moglie a farlo desistere ricordandogli che chi indossa la porpora è investito di grandi responsabilità cui deve adempiere fino in fondo rischiando anche la vita. Questa considerazione farà decidere l’imperatore di rimanere. La rivolta sarà sedata in maniera violenta con l'aiuto dei rinforzi capeggiati da Narsete (vedi sitografia). Teodora morirà il 28 giugno 548 forse per un cancro ai polmoni. La sua salma è custodita nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Giustiniano, affranto dal dolore, le sopravvive sedici anni per poi essere sepolto nello stesso luogo. Entrambi sono stati santificati dalla chiesa ortodossa e li possiamo vedere effigiati nella chiesa di San Vitale a Ravenna (vedi lezione Alto medioevo L’arte).

Amalasunta (495-535) (fig.14)

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fig.14

Figlia di Teodorico il Grande (vedi lezione Alto Medioevo La storia)  e di Audofleda , principessa franca della dinastia dei Merovingi, e terza figlia femmina, Amalasunta non aveva la possibilità di regnare sugli Ostrogoti in quanto donna. Ella va in sposa al nobile visigoto Eutarico, comandante militare che professava la religione ariana. Quest'ultimo muore nel 522,  seguito da Teodorico nel 526.  La successione è in pericolo perché il figlio di Amalasunta ed Eutarico, di nome Atalarico,  all'epoca era ancora minorenne per succedere al trono. Il giovane principe era invisibile a molti nobili perché, per volere della madre, la sua educazione era stata più improntata all'insegna della cultura classica che non alle armi, in aperto dissidio con la mentalità ostrogota. Amalasunta diventa tutrice del figlio e reggente al trono. Tra i primi provvedimenti da lei intrapresi c'è la restituzione dei beni espropriati a Boezio e Simmaco (vedi sitografia),  due intellettuali inizialmente vicini a Teodorico, da lui in seguito accusati di tradimento e per questo messi a morte. Amalasunta cerca di riallacciare i rapporti con Bisanzio e con il papa Felice IV,  cui dona un tempio pagano a Roma e parte del Tempio della Pace nel luogo ove verrà eretta la chiesa dei santi Cosma e Damiano (entrambi di origini orientali). Ad un certo punto i nobili complottano per far fuori Amalasunta che inizia a pensare di fuggire a Costantinopoli con l'aiuto di Giustiniano (ovviamente senza l'approvazione di Teodora). La regina riesce però a spedire lontano da Ravenna i suoi avversari più incalliti, al comando di truppe, per poi ammazzarli così, alla fine, desiste dal suo piano di fuga pur avendo già fatto caricare le navi, dirette a Costantinopoli, con i suoi beni e con il tesoro del regno goto. Nel 534 Atalarico si ammala mortalmente così Amalasunta decide di governare insieme al cugino Teodato, duca di Tuscia, (figlio della sorella di Teodorico), anche se nei suoi confronti aveva sempre provato una grande diffidenza. Purtroppo, é costretta a fare questa scelta dal momento che, essendo donna, secondo le leggi ostrogote non poteva governare da sola. Il tempo ha dato ragione alla sua diffidenza perché l'anno successivo Teodato la convince a compiere un viaggio nel regno per conoscere meglio i sudditi. Durante il tragitto è rapita da scagnozzi, dietro il suo ordine, e rinchiusa in un palazzo nell'isola Martana  sul lago di Bolsena. Giustiniano, venuto a conoscenza del misfatto, intima di liberarla e di farla arrivare a Costantinopoli. Terrorizzato all’idea che, tornando al potere la regina si sarebbe vendicata, Teodato convince alcuni nobili nemici di Amalasunta ad inviare dei sicari nell’isola di Martana per sbarazzarsene. Il 30 aprile 535 la regina viene strangolata nel bagno. Ancora oggi qualcuno afferma di aver visto il suo fantasma aggirarsi per il lago di Bolsena…Secondo alcuni studiosi è stata Teodora a farla fuori perché la considerava sua rivale in amore cosicché ha convinto Teodato a fare il lavoro sporco dicendogli che, se l’avesse aiutata, avrebbe avuto tutto il potere nelle sue mani. Un'altra teoria sostiene che Giustiniano era d’accordo con il piano ordito dalla moglie per far fuori Amalasunta. Tutt’oggi non sappiamo come sono andate veramente le cose, fatto sta che, alla morte della regina, Giustiniano mise in moto la guerra contro l'Italia per vendicarne l'uccisione. 

Rosmunda (540-572) (fig.15)

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fig.15

Nella Historia longobardorum (vedi lezione Alto Medioevo La storia) Paolo Diacono ci racconta la famosa leggenda di Rosmunda, moglie del re Alboino, colui che aveva condotto i Longobardi in Italia. La donna era la figlia del re dei Gepidi. Dopo avere ucciso quest’ultimo Alboino, seguendo un'antica tradizione di origine avara, ne fa una coppa da cui bere il vino: ciò era considerato un atto di rispetto e di stima nei confronti del nemico vinto. Così facendo, inoltre, si credeva di assimilarne la forza .Una sera Alboino, in preda ai fumi dell'alcool, obbliga la moglie a bere dal teschio del padre. Da quel momento la regina pianifica la vendetta. Costringe il sicario Peredeo, dopo averlo sedotto, ad aiutarla minacciando di rivelare la loro relazione al re. Un pomeriggio, approfittando della siesta pomeridiana di Alboino, Rosmunda fa sparire tutte le armi dalla camera del re e lega la sua spada al fodero rendendolo inerme. A quel punto Alboino viene assassinato. È così che Rosmunda sposa Elmichi, lo scudiero che l'aveva aiutata a ordire il piano. Tuttavia, il popolo longobardo si rifiutò di accettarli come sovrani per cui i due fuggono a Ravenna dove vengono ospitati dal governatore Longino, il quale inizia una tresca amorosa con Rosmunda e la convince a far fuori Elmichi così da poterla sposare. La spietata allora avvelena una coppa di vino a lui destinata ma l’uomo, prima di morire, la sgozza con la spada. I due così si uccidono a vicenda: un finale degno di Shkespeare!

Teodolinda (570-627) (fig.16), Kassia e Irene

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fig.16

Teodolinda era nata probabilmente a Ratisbona. Il padre Garibaldo era re dei Bavari ed aveva sposato Valdrada della stirpe dei Lithingi. Non conosciamo nulla della sua giovinezza. Essendo la fanciulla, per parte di madre, discendente da una nobile stirpe, l’unione matrimoniale avrebbe dato lustro alla casata del re longobardo Autari. Il 5 maggio 589 i due convolano a nozze a Verona. Il nome Teodolinda deriva da teud = popolo + lind = tiglio (dalla corteccia di quest'ultimo si ricavavano gli scudi per la guerra, dunque il nome aveva probabilmente il significato di colei che difende il proprio popolo). Quando Teodolinda ascende al trono i Longobardi erano per lo più pagani, fatta eccezione per qualcuno convertitosi all'arianesimo. Quando Autari muore (probabilmente in seguito ad avvelenamento) nel 590 il popolo le chiede di scegliersi un nuovo marito, nonché futuro sovrano (questa possibilità era un’usanza germanica non sempre applicata) e lei opta per Agilulfo, duca di Torino, (appartenente al popolo dei Turingi, unitosi ai Longobardi), che incontra per la prima volta a Lomello (vicino Pavia). Il nuovo re viene incoronato a Milano. Nel frattempo, Teodolinda si avvicina a Papa Gregorio Magno finendo per convertirsi al cattolicesimo, anche se si dice che il merito di questa decisione sia stato soprattutto dell’abate Secondo di Non (vedi sitografia). La sua scelta è in realtà dovuta alla contingenza politica: così facendo avrebbe sottratto ai Franchi e ai Bizantini un importante alleato qual era la Chiesa. Con la conversione dei Longobardi al cristianesimo vengono restituiti al clero molti beni e si edificano nuove chiese e monasteri quale quello di Bobbio (fig.17), sorto nel 612 per volere di Colombano, un monaco irlandese (vedi sitografia) dalla vocazione ascetica. La costruzione si eleva in un punto strategico, sulla strada verso la Liguria (terra bizantina), in Val Trebbia, sui resti di una chiesa abbandonata dove forse la regina nel 613 era stata in pellegrinaggio. Il monastero diventerà uno tra gli scriptoria (luogo in cui si trascrivevano e custodivano i manoscritti) più importanti d’Europa. 

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fig.17

Teodolinda e Agilulfo daranno nuovo lustro a Milano a scapito della capitale Pavia. La regina trasferirà a Monza la sede estiva della residenza reale; qui fa erigere la chiesa di San Giovanni Battista e il vicino Palazzo Reale sui resti di quello di Teodorico. Secondo la leggenda Teodolinda fonda la basilica nel luogo in cui le era apparsa una colomba, simbolo dello Spirito Santo, che aveva pronunciato la parola “modo”(in latino=qui). La regina le rispose “etiam” (=certo). Il luogo sarà chiamato Modoetiam e diventerà Monza. Nulla rimane di questi edifici fatta eccezione per due lastre marmoree scolpite che sono state murate nel duomo attuale. Teodolinda donerà alla chiesa il suo prezioso tesoro (vedi lezione Alto Medioevo L’arte), di cui fa parte la celebre corona ferrea, fatta all'80% di oro e argento, con un peso di oltre 500 grammi, un diametro di 15 cm e 5,5 cm di altezza (fig.18). Queste corone erano offerte come dono votivo dai sovrani alle chiese più importanti per essere collocate davanti agli altari. Da esse pendevano croci e piccole lettere dell'alfabeto, realizzate in oro, che indicavano il nome del sovrano come era usanza a Bisanzio. Il manufatto è stato forse realizzato in Oriente; sappiamo che la misura attuale, troppo piccola per fare in modo che l’oggetto fosse destinato all’incoronazione, si deve al fatto che durante il periodo medievale sono state asportate due lamine d’oro. Più di undici teste, nella storia, sono state cinte dalla celebre corona. In particolare, si racconta come Ferdinando I d’Austria nel 1838 ne abbia usato un’altra per contenerla essendo troppo piccola per cingere un capo. Forse però con questo gesto egli voleva alludere al fatto che il regno lombardo-veneto costituiva solo una parte dell’impero austriaco…

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fig.18

Tra gli oggetti personali che fanno parte del Tesoro di Teodolinda ricordiamo: un pettine d'avorio inserito in una montatura d'argento decorata con motivi spiraliformi, gemme e fili di perle (fig.19) e un ventaglio di pergamena color porpora custodito in un astuccio, il cui coperchio quando si tira, dispiega l'oggetto (fig.20). 

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fig.19
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fig.20

Stando alle fonti Teodolinda aveva avuto due figli da Agilulfo: Gundeperga e Adaloaldo, battezzato presso la chiesa di San Giovanni con il rito cattolico. Papa Gregorio gli donerà una croce pettorale di oro e cristallo di rocca (fig.21) e una coperta per evangelario decorata con cammei e gemme (entrambi gli oggetti fanno parte del Tesoro). 

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fig.21

La regina donò alla chiesa molte proprietà terriere e diversi oggetti, tra cui la tazza da cui lei e Agilulfo avevano bevuto insieme quando lo scelse come suo sposo a Lomello e ampolle di piombo che contenevano olio santo proveniente da luoghi santi. Quando Agilulfo muore nel 616 Adaloaldo era stato già incoronato re nel 604, ma aveva solo quattordici anni per cui interviene Teodolinda nelle vesti di reggente. Tuttavia, con l’andar del tempo pare che il giovane sia diventato pazzo e che sia morto avvelenato nel 626, ma in realtà egli fu vittima di una congiura di palazzo. I nemici del re offrirono allora la corona ad Ariovaldo, duca di Torino e marito di Gundeperga. Dopo la morte del figlio Teodolinda, secondo la leggenda, si ritira a vivere sul lago di Como, dove fa costruire la chiesa di San Martino. Pare che la strada cosiddetta Regina sulla sponda occidentale del lago, che collega Como al confine svizzero, tragga origine dal ricordo di Teodolinda. Probabilmente, invece, la donna si ritirò a Monza nel suo palazzo fino al 22 gennaio 627, data della morte. Ariovaldo e Teodolinda sono stati sepolti nella chiesa di San Giovanni Battista e le loro spoglie riposte in un sarcofago di pietra all'interno del nuovo Duomo costruito a partire dal XIV secolo sulla chiesa precedente (fig.22)

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fig.22

Paolo Diacono nelle sue fonti dà alla regina l’appellativo di gloriosissima. Insieme ad Agilulfo Teodolinda governò il regno longobardo guardando come modello a Costantinopoli pur non rinnegando le tradizioni germaniche. Della bella e saggia regina si è ricordato Boccaccio in una novella del Decameron dal tono licenzioso; ella è inoltre la protagonista degli affreschi dei fratelli Zavattari che decorano la cappella all'interno del Duomo, intitolata a suo nome, con scene della sua vita che si basano sulle fonti di Paolo Diacono e su di una cronaca medievale (fig.23)

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fig.23

Irene (752-803)

Soprannominata l’Ateniese per le origini greche Irene sposa giovanissima Leone IV, imperatore di Bisanzio. Rimase vedova nel 780 governando l’impero in vece del figlio, il giovane Costantino VI, che all’epoca della morte del padre aveva solo 9 anni. Quando raggiunse l'età per regnare lei si rifiutò di lasciare la reggenza arrivando ad accecarlo pur di rimanere sul trono. La storia di Irene si intreccia, anche se solo da lontano, con quella di Rotruda, la figlia di Carlo Magno, così come ho spiegato nei paragrafi precedenti. Il sogno di Irene era quello di riunire l'impero d'Oriente con quello d'Occidente e a questo scopo (pensate!) avviò le trattative per sposare nientepopodimeno che Carlo Magno, il quale pare fosse assai attratto dalla bellezza e dal temperamento dell’imperatrice. Tuttavia, anche questo progetto non andò a buon fine dal momento che Irene venne detronizzata da un colpo di stato nell'802. Irene sapeva leggere e scrivere, conosceva il greco e il latino, non aveva amanti perché non voleva essere succube degli uomini. Dedicò tutta la sua vita all’amore per il potere. 

Kassia la sventurata (810- prima dell’865)

Di Kassia conosciamo solo una famosa leggenda secondo la quale la fanciulla partecipò ad un concorso di bellezza indetto dall'imperatore Teofilo per trovare moglie. Colpito dalla sua avvenenza egli pronunciò una frase a lei rivolta con cui voleva rimarcare l’abilità connaturata delle donne a fare del male. La sventurata ebbe l’ardire di contraddirlo affermando che ciò non era vero dal momento che il sesso femminile aveva fatto da sempre anche del bene. Kassia fu allora punita per la sua sfrontatezza e rinchiusa a vita in un convento. In esilio scrisse componimenti musicali insieme a diversi inni e finì per assumere il ruolo di badessa nel monastero in cui era stata rinchiusa.

Le scrittrici religiose

Roswitha (935-974)

Roswitha nasce da genitori sassoni di stirpe nobile. Giovanissima entra nell'abbazia di Gandersheim, di cui divenne badessa. Di lei si ricordano opere storiche e agiografiche. Scrisse anche commedie declamate tra le monache dell'abbazia, ispirate alle vite dei santi, che mettevano in luce valori portanti come la verginità, la penitenza, il martirio, la lotta tra la tentazione e la virtù e in cui alla fine trionfano sempre la castità e la conversione.  A conclusione dell’intreccio le donne hanno la meglio su uomini arroganti tronfi di potere mentre i malvagi impenitenti sono condannati alla dannazione. 

Ugheburga

A partire dall'Alto Medioevo le donne non sono più solo oggetto ma anche soggetto di scrittura per quanto riguarda sia le opere scritte in latino che quelle in volgare. La cultura cristiana esigeva che i testi sacri fossero copiati e letti nei monasteri femminili. Questo ci rivela che all'epoca molte monache, provenienti da famiglie nobili, erano in grado non solo di leggere ma anche di scrivere in latino. Dal VI al X secolo si assiste al progressivo passaggio da una istruzione di impostazione classica ad una religiosa grazie al ruolo sempre più emergente dei monasteri, baluardi della trasmissione dei testi e nel campo dell'educazione. Nell'VIII secolo monache cresciute ed educate nei monasteri anglo- irlandesi si spostano in Germania e collaborano alla fondazione di importanti centri monastici (come San Gallo in Svizzera) dotati di prestigiose biblioteche. Su questo sfondo opera Ugheburga, originaria del Sussex, l'unica scrittrice di biografie di santi di cui siamo a conoscenza. Vissuta nell'VIII secolo scrive la vita di Willibald, in cui racconta la peregrinatio del santo (il viaggio formativo) con accenti autobiografici dal momento che la stessa monaca aveva vissuto un'esperienza simile. L'opera è stata scritta nel 778- 787 quando Willibald viveva ancora: la fonte, infatti, è il racconto in prima persona del vescovo di Eichstätt incontrato nel 778 nel monastero di Heidenheim, ove si trovava la monaca. Willibald aveva compiuto un pellegrinaggio a Roma e, in seguito, a Gerusalemme; era poi giunto al monastero di Montecassino. Nella seconda parte della sua esistenza, egli aveva aiutato Bonifacio (vedi sitografia) nell’ opera di evangelizzazione della Germania finendo col diventare nel 741 vescovo di Eichstätt. Il racconto ha un sapore autobiografico perché anche Ugheburga aveva lasciato da giovane la Germania per andare per terre sconosciute alla ricerca della propria ragione di vita affrontando dubbi e incertezze. Dai testi da lei scritti possiamo avere un'idea su come fosse impartita all'epoca l'istruzione nei monasteri femminili anglosassoni. 

Gisla e Rotrude

Gisla e Rotrude, rispettivamente la sorella e la figlia di Carlo Magno, ci offrono uno spaccato di quella che era l'educazione impartita nei monasteri all'epoca carolingia. Entrambe hanno scritto lettere ad Alcuino di York (vedi lezione Alto Medioevo La storia) pregandolo di dar loro delucidazioni su un passo delle Sante scritture dietro l' esempio San Girolamo. Quest’ultimo, infatti, aveva intrattenuto un rapporto epistolare con giovani monache acculturate al fine di istruirle. Nella corrispondenza con Alcuino, Ghisla e Rotruda utilizzano molte citazioni bibliche e mostrano un profondo interesse per l’approfondimento del significato dei testi sacri. Esse si rivolgono a lui con gli appellativi di pater, magister, doctor. L'unica lettera a noi pervenuta, che appartiene al ciclo, si caratterizza per l'estrema cura della forma. La missiva dà voce ai loro desidèri di accedere all'istruzione. 

Eloisa campionessa di conoscenza delle Sacre Scritture

Tra le donne scrittrici ricordiamo Eloisa, autrice delle lettere scritte ad Abelardo nel famoso rapporto epistolare (vedi lezione Altomedioevo Il cavaliere l'amor cortese): entrambi hanno preso i voti e vivono all'interno di monasteri. Eloisa nel carteggio si paragona a Marcella, una colta donna romana che aveva intrattenuto una corrispondenza con San Girolamo e che, a detta di quest’ultimo, amava la lettura così tanto da superare in questo campo il sesso maschile. Abelardo scrive che Eloisa non si accontentava solo di conoscere il contenuto dei testi ma voleva sottoporre tutto quello che apprendeva ad un'indagine razionale. Così facendo era diventata un'ottima insegnante per le sue consorelle. Eloisa, dunque, pur essendo donna, era l'unica capace di competere con Abelardo nel campo della conoscenza delle sacre scritture.

Le poetesse a corte: la Contessa de Dia e Maria di Francia

In epoca medievale le scrittrici non erano solo delle religiose, ma anche poetesse si corte. Tra queste ricordiamo la Contessa de Dia (fig.24) vissuta tra il XII e forse XIII secolo. Ho scelto di parlarne in questa sede, anche se non si colloca propriamente nel periodo altomedievale, dal momento che la sua produzione letteraria riguarda l'amor cortese (vedi lezione Alto Medioevo Il cavaliere e l’amor cortese). 

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fig.24

Pare che la contessa sia stata la moglie del conte Guglielmo di Poitiers e che abbia avuto un poeta come amante. Di lei abbiamo quattro canzoni incentrate sull'amore sessuale. Nel testo Una passione che non vuole stare nascosta (vedi sitografia) la donna non é più oggetto passivo del rapporto amoroso bensì ne diventa soggetto. Difatti ella prova un amore smisurato per il suo amante e, allo stesso tempo, si pente per non avergli rivelato i suoi sentimenti: a causa di ciò egli l’ha tradita con altre dame. Tutto questo la fa soffrire e girare e rigirare nel suo letto  di giorno e durante la notte. È la prima volta che una donna, nella storia della letteratura, confessa così apertamente i suoi desideri sessuali: ella vorrebbe trascorrere una notte con l'amante stringendolo nudo a sé, facendogli da cuscino. Il suo amore supera quello di Florio per Biancofiore (vedi sitografia). A lui ha sacrificato il suo corpo, la sua mente e la sua vita. Lei farebbe volentieri a meno del marito per avere in cambio l'amante, ma solo a patto che quest'ultimo giuri di eseguire tutto ciò che ella gli ordinerà. È chiaro come l'amore in questa poesia abbia carattere soprattutto erotico pur concretizzandosi solo nel sogno. La contessa supera i limiti imposti alle donne dai valori sociali dell'epoca (modestia, pudicizia, riservatezza) osando realmente quasi sfidare gli uomini del suo tempo. Non dimentichiamo però che può far questo essendo di rango nobile. Alla fine della poesia è la contessa a dettare le regole al suo amante: lo preferirà al marito solo se farà tutto ciò che gli ordina (questa è una grande conquista per una donna dell'epoca!).

Maria di Francia vive nel XII secolo. Anche a sua produzione é legata all'amor cortese (fig.25). E’ autrice di una serie di lais (parola di origine celtica), brevi poemetti narrativi in versi che hanno come tema la sofferenza causata dall'amore. La sua produzione risente dell'influenza della poesia bretone, originariamente cantata, poi messa per iscritto, accompagnata dall'arpa. 

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fig.25

Al centro di questi canti c'erano vicende epiche o storiche. I suoi lais sono stati scritti per essere letti così come avveniva per i romanzi cavallereschi. Si pensa sia vissuta in Inghilterra presso la corte di Enrico II Plantageneto, identificabile con la figura del re virtuoso e cortese destinatario dei lais. Al centro dei componenti c'è il tema dell'amore ostacolato e le gesta di cavalieri. L'elemento meraviglioso è, a tratti, anche macabro (in questo risente dell'influenza degli autori latini). Nel lai del caprifoglio  (vedi sitografia) Maria si rifà ad un episodio secondario del romanzo di Tristano e Isotta (vedi lezione Alto Medioevo Il cavaliere e l'amor cortese) . Il giovane cavaliere è stato esiliato da re Marco nel Galles a causa del suo amore per la regina Isotta. I due amanti riescono però a trovare il modo di comunicare. Tornato in Cornovaglia, egli inciderà di nascosto sul legno di nocciolo un messaggio che solo Isotta poteva decodificare così da arrivare al nascondiglio dell'amato nascosto nella boscaglia. Trionfa l'elemento naturale: come il caprifoglio si avvolge al tronco del nocciolo creando con quest'ultimo un legame indissolubile tale che se uno viene meno l'altro muore, così succede per l'amore tra i due amanti: uno non può esistere senza l'altro.

Il genere “pastorella”: un esempio di sessismo

Quando si parla della figura femminile nella letteratura trobadorica (vedi sitografia) non si può non accennare alla pastorella da cui avrà origine il dramma pastorale. Al centro del componimento è ancora una volta l'eros non come appagamento, ma come desiderio. Nella pastorella, infatti, è riportato il dialogo tra il cavaliere e l'umile pastorella che precede l'amplesso. Nel testo i due amanti appartengono a classi sociali agli antipodi e il loro incontro avviene su uno sfondo campestre. Il cavaliere chiede subito, senza preamboli, alla pastorella di godere di un amplesso amoroso; la donna risponde con qualche battuta e alla fine cede, a meno che non ci sia un qualche impedimento. Come forma metrica il genere utilizza la ballata (vedi sitografia) con dialogo e ritornello: il componimento è infatti destinato ad essere ballato e cantato. Un autore che si è cimentato in questo genere letterario è Marcabruno: sappiamo che è nato in Guascogna e che è vissuto nel XII secolo in Francia e in Spagna. Nei suoi componimenti Marcabruno va controcorrente perché insegue un rigido moralismo: la sua contadina protagonista non cede alle profferte amorose e alle lusinghe del cavaliere, che la tratta alla stregua di un vero oggetto da possedere, ma gli ribatte punto per punto (vedi sitografia). Ella arriva a intimargli di non oltrepassare i limiti imposti dalle regole sociali e di rimanere al suo posto come suggerirebbe l'antica saggezza. Ad un certo punto del dialogo addirittura la pastorella sostiene: “Non voglio il nome di verginità barattare col nome di puttana”! Nella conclusione il buon senso e l'integrità dei costumi primeggiano sulla boria e la presunzione.

 

La figura della Castellana

Le fonti della letteratura cortese ci hanno tramandato la figura della castellana (la moglie del signore e domina del castello) come una creatura dagli occhi azzurri, i capelli biondi riccioluti, denti piccoli e bianchi e carnagione eburnea. Quando il signore si allontana dal castello per via delle guerre o per partecipare ai tornei era la castellana a farne le veci ed é lei la protagonista dei componimenti dell'amor cortese (vedi lezione Alto medioevo Il cavaliere l'amor cortese). La presenza di donne all'interno delle corti però non era tutta rose e fiori: spesso nascevano rivalità e gelosie che creavano maldicenze e pertanto su di esse occorreva vigilare con attenzione. Il sesso femminile all'interno del castello era relegato in spazi loro preposti (una sorta di gineceo) cui aveva accesso solo il signore del castello e altri pochi uomini da lui scelti. Qui, la signora assistita dalle ancelle filava, tesseva, cuciva gli abiti o la biancheria così come raffigurano molti arazzi. La castellana sovrintendeva le attività di lavoro all'interno del maniero. Era lei che dava ordini alle ancelle e ai servitori su come eseguire i lavori più pesanti.  Dedicava parte delle ore quotidiane alla preghiera e alla lettura (la maggior parte dei romanzi cortesi e delle poesie d'amore avevano nella donna il principale pubblico) e si occupava dell'educazione delle figlie affinché apprendessero le arti della tessitura, del ricamo, della lettura. La signora del castello dava ordini anche in merito alla preparazione dei pasti quotidiani. Ma non è tutto oro  quel che luccica: vivendo in un'età di guerre dominata dalla brutalità purtroppo le donne spesso erano vittime di soprusi da parte degli uomini.

Una fiaba medievale: la storia di Melusina

Nel Medioevo erano molto popolari le fate, discendenti delle Parche romane, coloro che decidevano il destino degli uomini. Nel tardo latino, queste figure femminili assumono il nome di fatae. Melusina è una di queste, anche se non proprio, dal momento che si tratta di un personaggio con tratti diabolici e, allo stesso tempo, amorevoli. Melusina si muove nel contesto di una realtà feudale e appare nella letteratura del XII secolo. La sua storia è raccontata in versioni molto simili tra loro. Tra queste ho scelto di narrarvi quella risalente al XIII secolo tramandata da Gervaso di Tilbury (sitografia) nei suoi Otia imperialia in cui è protagonista un certo Raimondo, signore del castello di Rousset, il quale incontra sulla riva di un fiume, nei pressi di Aix en Provence, una dama sontuosamente abbigliata di cui si innamora. I due stringono un accordo: lei gli assicurerà ricchezza e prosperità a patto che lui non la veda mai nuda altrimenti perderà tutto ciò che la novella sposa gli avrà procurato. La coppia ha numerosi figli, vive circondata dal lusso e dalla ricchezza finché un bel giorno Raimondo, divorato dalla curiosità, strappa la tenda dietro la quale la moglie sta facendo il bagno (fig.26).

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fig.26

La donna si trasforma subito in un serpente e sparisce nell'acqua della vasca; ogni notte però, di nascosto, si ripresenta per vegliare i suoi figli. Le varie versioni iconografiche ci mostrano Melusina trasformata in serpente alato che vola via dal castello o quando, in forma umana, si reca a visitare i figli. Tutto il mito di Melusina si basa su due parole chiave: la proibizione violata dal marito (azione assai riprovevole nella società feudale basata sui rapporti di fedeltà); la bivalenza del suo essere (donna e mostro); la prosperità e ricchezza da lei assicurate alla famiglia (che nell'ottica del Medioevo si traduce in: disboscamento di selve, la costruzione di castelli, città, ponti, una prole numerosa (simbolo dell'incremento demografico). Tuttavia, Melusina rimane un essere diabolico anche se ai lettori e agli ascoltatori della storia, in fin dei conti, il personaggio desta compassione perché viene tradita e privata dei figli. Altri scrittori nei secoli successivi hanno affrontato il mito di Melusina, tra cui Coudrette che ne parla in un romanzo scritto in versi e che lega la vicenda ai signori di Lusignano (dinastia nobiliare francese) e la ambienta all'epoca delle crociate. Comunque sia in tutte le versioni il personaggio è simbolo di prosperità  forse perché si collega a qualche dea celtica o ad una divinità di origine indoeuropea acquatica o ctonia  (cioè che viene dal sottosuolo) dal momento che è ricordata come sirena, drago o serpente alato principalmente: castelli, città, discendenza finendo col realizzare le loro ambizioni sociali.

 

L’epopea dei Nibelunghi: Crimilde vs Brunilde

Le donne sono protagoniste dell'epopea del Canto dei Nibelunghi (di cui ho parlato nella lezione Alto Medioevo il Cavaliere l'amor cortese). Partiamo da Crimilde, principessa dei Burgundi, di nobile bellezza. Sin dall'inizio del poema foschi presagi aleggiano sulla sua persona: difatti ella sogna il suo falco selvatico, a cui era molto affezionata, sbranato da due aquile. La madre interpreta la scena come una visione: il suo futuro sposo sarà ucciso in un agguato. Quando Sigfrido giungerà a Worms per conoscere la bella regina dovrà attendere un anno intero prima di incontrarla mettendo nel frattempo il suo valore e le sue doti di guerriero al servizio di Gunther, il re di Xanten, fratello di Crimilde. Durante i festeggiamenti della Pentecoste la principessa si mostra alla corte e al suo popolo in tutta il suo fulgido splendore. L'autore ce la descrive radiosa e pura quasi come un angelo e la paragona ad una luna che brilla tra le nuvole. La veste di cui era ammantata era decorata da preziose gemme e il suo volto era roseo: insomma, nessuna donna poteva rivaleggiare con lei in bellezza. Nel corso della vicenda Crimilde diviene la rivale di Brunilde, la regina d'Islanda, che con l'inganno andrà in sposa a Gunther. Nel poema Brunilde è descritta come un'amazzone guerriera che non ha nulla di femminile. Ella si diverte a sfidare in prove fisiche estreme tutti i suoi pretendenti: solo chi riuscirà a superarle otterrà la sua mano (fig.27).

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fig.27

Gunther chiede a Sigfrido, in possesso di oggetti magici, di aiutarlo a vincere le sfide e così ne diviene, imbrogliando, il vincitore. Brunilde a malincuore decreta la sua sconfitta ma é recalcitrante a farsi dominare durante la notte di nozze. È così che Gunther chiede aiuto a Sigfrido il quale, indossando il mantello magico, riesce a impalmarla facendo finta che sia stato l'amico a dominarla. Crimilde sposerà Sigfrido ma il loro amore durerà poco. La coppia, infatti, andrà a vivere a Xanten. Dieci anni dopo Brunilde convincono Gunther ad invitare a corte Sigfrido e Crimilde perché vuole che le rendano omaggio dal momento che crede che il principe di Xanten sia un vassallo. Durante una festa tra le due regine, da sempre rivali tra loro, scoppia un alterco in quanto tutti ammirano maggiormente la bellezza di Crimilde e poi perché Brunilde continua a sostenere che Sigfrido si deve comportare da vassallo, essendo inferiore a Gunther, e deve renderele omaggio. A esacerbare il conflitto si aggiunge la rivelazione fatta da Crimilde sulla notte di nozze di Gunther e Brunilde: quest'ultima era stata conquistata non dal marito bensì da Sigfrido. A riprova di questo Crimilde le mostra l'anello e la cintura che l'eroe le aveva sottratto durante la fatidica notte. Brunilde ne esce scornata e piccata: si sente umiliata e medita la vendetta che verrà eseguita da Hagen, il quale astutamente riesce a farsi rivelare da Crimilde l'unico punto vulnerabile del corpo di Sigfrido. L'eroe viene attirato in una battuta di caccia e ucciso a tradizione. Da questo momento la figura di Crimilde cambia radicalmente, un po' come il dottor Jekyll quando diventa mister Hyde. Da angelo muta in demone assetato di vendetta. Si rifiuta di ritornare a Xanten con il suocero e di rivedere il figlio perché teme che l'allontanamento da Worms le possa far dimenticare quello che era ormai l'obiettivo della sua vita: la vendetta . Per quattro anni vive nel lutto aspettando il momento propizio. Purtroppo, la donna rimane vittima di un altro sopruso: Hagen le sottrae l'oro dei Nibelungi che Sigfrido le aveva donato e dal momento che, secondo la leggenda, il suo possessore sarebbe stato maledetto, il perfido guerriero lo affonda nel Reno non rivelando a nessuno il nascondiglio. Dopo tredici anni, Crimilde accetta l'offerta di matrimonio da parte di Attila, il re degli Unni quando Rüdiger, il suo portavoce, le rivela che quest’ultimo, se lei acconsentirà alla proposta, l’aiuterà a vendicarsi. Il giorno delle nozze, commossa dal ricordo di Sigfrido, la regina ha il viso velato dalle lacrime. La vendetta si consuma con il medesimo copione di quella di Brunilde: dopo sette anni la regina convince Attila ad invitare a corte Gunther, Hagen e tutti i suoi parenti per riabbracciarli, ma in realtà l'obiettivo è quello di sterminarli tutti. Durante il banchetto organizzato per accogliere gli ospiti Crimilde fa in modo di creare un tafferuglio tra Burgundi e Unni e inizia il massacro. Nell'eccidio viene fatto fuori Ortlieb, il figlio di Attila e Crimilde, ma a quest'ultima sembra non importare nulla. Crimilde si trasforma in una belva assetata di sangue, dà fuoco alla sala e i Burgundi, per placare la sete causata dal calore, arrivano a bere il sangue dei morti! Hagen viene fatto prigioniero; la regina ordina l'uccisione di Gunther e la sua decapitazione e fa uccidere tutto il resto dei Burgundi (fig.28)

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fig.28

Infine, (cosa inaudita per il codice guerriero dell'epoca, tanto più che a farlo era una donna) approfitta del fatto che Hagen sia legato per privarlo della spada che porta alla cintola (la Balmung, che il guerriero aveva sottratto a Sigfrido dopo la sua morte) e lo decapita. La regina così compie la sua vendetta per l'omicidio dell'amato Sigfrido ma anche perché Hagen fino alla fine si era rifiutato di rivelarle il nascondiglio dell'oro. Sconvolto da tanto orrore sarà Ildebrando (il maestro d’armi di Teodorico) a trapassare Crimilde con la spada…

I romanzi arturiani: Ginevra vs Morgana

Ginevra, la bella moglie di Artù, simbolo di perfezione e di purezza in realtà pecca di lussuria. Nel ciclo arturiano Ginevra è la figlia del re Leodagan, sovrano della Carmelide, un territorio immaginario che viene collocato nell'Inghilterra sud-occidentale. Quando Artù va ad aiutarlo nella guerra contro il re delle Orcadi Rience fa la conoscenza della principessa, di cui si innamora perdutamente. Tempo dopo decide di prenderla in sposa nonostante le proteste di Merlino che gli profetizza che proprio a causa di Ginevra il re di Camelot intraprenderà una lunga guerra fratricida. Difatti, quando ai Cavalieri della Tavola Rotonda si unirà Lancillotto, quest'ultimo si invaghirà, ricambiato, della bella regina. Appena entrato a corte il prode vincerà un torneo, indetto abitualmente, in cui ogni volta veniva messo in palio un diamante. Nel momento in cui egli riceve il premio giura a sé stesso che avrebbe vinto tutti i tornei per offrire alla regina i nove diamanti. Una sera, mentre stavano leggendo in giardino, i due si scambiano un bacio e si giurano eterno amore (fig.29)

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fig.29

Ma a Lancillotto la situazione pesa perché è fedele al suo re che lo reputa il più valoroso dei cavalieri tanto da donargli il castello di Bellevue. Per questo motivo egli decide di allontanarsi dalla corte in cerca di avventure. Durante la festa di maggio la regina viene rapita dal malvagio Meleagant ed é liberata proprio da Lancillotto. La situazione precipita quando Mordred, il figlio di re Artù e della sorellastra Morgana, entra a far parte dell’ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda: la relazione proibita tra la bella regina e il prode cavaliere viene scoperta. Ginevra rischia di morire bruciata sul rogo ma a salvarla è proprio Lancillotto che la porta con sé al castello di Bellevue dopo aver ucciso tutti i cavalieri che si erano opposti a quest’ amore illegittimo. Dopo una prima riconciliazione Artù viene convinto a muovere guerra contro Lancillotto. Mordred approfitta della lontananza del re, si impossessa del trono dopo aver diffuso la falsa notizia della morte di Artù che perirà durante una battaglia campale contro il suo nemico, a sua volta ferito a morte. Ginevra, che si ritiene colpevole per tutto ciò che è accaduto e della triste fine di Camelot, morirà in convento. Secondo alcune versioni della leggenda il suo corpo è stato trasferito a Glastonbury dallo stesso Lancillotto.

Morgana (fig.30) era la vera figlia del duca di Tintagel e di sua moglie Igraine. Secondo alcune versioni della leggenda è lei ad aver generato con Artù il perfido Mordred. Ella apprende le arti della magia da Merlino; ruba, inoltre, la spada di Excalibur sostituendola con una copia durante il duello tra il suo amante Accolon e il re di Camelot con l’intento di uccidere quest’ultimo, ma non ci riesce. Insieme al figlio complotta per distruggere Camelot alimentando una lotta fratricida tra i cavalieri della Tavola Rotonda. Al termine dell'epopea é lei, insieme ad altre fate vestite di nero, a condurre il corpo mortalmente ferito di Artù su una zattera diretta all'isola di Avalon (vedi lezione Alto Medioevo il Cavaliere l'amor cortese).

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fig.30

La moda all'epoca dell'alto medioevo

Lo “stile”Bisanzio”

Come era la moda nell’Alto Medioevo? I personaggi di rango imperiale indossavano ampie vesti di seta decorate con fili dorati e gemme preziose che simboleggiavano l'opulenza e la grandezza e, per questo, erano tinti con la costosissima porpora di Tiro. Nel famoso dittico che raffigura la regina Adiadne ella indossa un copricapo di forma trapezoidale con ai lati fili di perle chiamati praipendula o kataseista (fig.31). Come nei mosaici di Ravenna il mantello è decorato dal tablion, pannello ornamentale incastonato da pietre preziose (fig.32). Le calzature sono ricamate. La veste ricalca il modello della toga romana.

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fig.31
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fig.32

Moda a Milano nel IV secolo

Nel IV secolo a Milano la moda maschile seguiva quella dell'imperatore Teodosio (vedi lezione Roma imperiale La storia): sopra una tunica bianca, decorata da ricami geometrici (impreziositi da perle e fili dorati) e stretta da una cintura, si indossava un mantello di lana color porpora fermato sulla spalla destra da una fibula (fig.33)

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fig.33

Questa tendenza continuerà fino al VI secolo così come appare nei personaggi dei mosaici della Chiesa di San Vitale a Ravenna (vedi lezione Alto medioevo L'arte) in cui balza all’occhio la fibula di Giustiniano di forma rotonda con tre pendagli, decorata da pietre dure e da oro, simbolo del lusso e della potenza dell'impero (fig.34).  

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fig.34

Sempre alla corte imperiale di Milano del IV secolo le donne indossavano una veste di lino a maniche corte o priva di maniche (colobium) con sopra una tunica bianca con maniche lunghe. La moda dell'epoca privilegiava le decorazioni con bande rosse, simbolo di prestigio (fig.35)

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fig.35

Gli uomini del popolo, invece, indossavano semplici tuniche di lana (che agli uomini arrivavano all'altezza del ginocchio) e lunghi mantelli. Sotto si portavano calzamaglie e stivali (fig.36)

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fig.36

Le donne vestivano abiti a righe lunghi fino a terra con maniche attaccate all'altezza della spalla mentre i capelli erano avvolti da un copricapo di tessuto (vilarion= del popolo).  Il contadino del III-IV secolo doveva indossare abiti comodi: ed ecco semplici tuniche dalle maniche ampie che permettevano libertà di movimento la cui lunghezza si poteva regolare: il tessuto in eccesso, infatti, era distribuito sopra una cintura annodata per ridurre la larghezza in modo da essere arricciato o da gonfiarsi creando volume. Il tutto era completato da pantaloni di lana (bracas) (fig.37) e da fasce di lana o pelle, che avvolgevano le gambe, e calzari di cuoio. 

37. bracas.jpg
fig.37

Una curiosità: nell'Alto Medioevo, in alcune parti d'Europa, soprattutto al Nord, le vesti erano realizzate in lana a trama  fitta per tenere al caldo durante l'inverno. Le sottovesti erano in lino lavabile. Per fissare il mantello sulle spalle si utilizzavano spille da balia di bronzo decorate a spirale.

La moda in età carolingia e longobarda

In epoca carolingia le donne portavano un abito a maniche corte con sopra una tunica più lunga e più larga. Il capo era coperto in segno di modestia (un po' come facevano le matrone romane). La seta pregiata arrivava dall'Oriente ed era molto costosa. I gioielli erano realizzati in oro, cui si attribuiva un valore sacrale, o con lo smalto colorato. In quest’ultimo caso lo si faceva colare dentro celle metalliche per ottenere un effetto cromatico variegato. Come decorazione andavano di moda motivi celtici (spirali, forme geometriche, etc.) o zoomorfi (aquile, cicale, etc.) di origine germanica. Tra il IV e il VII secolo gli orecchini pregiati erano indossati comunemente nonostante il cristianesimo predicasse la morigeratezza dei costumi: ce lo testimoniano corredi funerari rinvenuti nelle tombe di donne longobarde a Civezzano (Trento) (fig.38), Castel Trosino (Ascoli Piceno) e Senise (Potenza). 

38. corredo civezzano.jpg
fig.38

L'uso del velo

Durante i primi secoli del cristianesimo tutte le donne maritate dovevano indossare il velo; solo le bambine prima della pubertà erano esenti dall'obbligo perché troppo giovani per essere consapevoli della loro sessualità. Anche le fidanzate dovevano velarsi perché promesse spose. Le vergini nel mosaico di Santo Apollinare Nuovo a Ravenna (vedi lezione Alto Medioevo L’arte) sono tutte velate come simbolo della loro virtù: per i cristiani velare le donne significava esaltare i valori morali alla base del cristianesimo ovvero purezza, virtù, pudicizia, umiltà e sottomissione all'uomo. Questo ideale femminile trova il suo apice nella Vergine Maria che si contrapponeva a Eva, non a caso sempre raffigurata con il capo scoperto “ribelle” perché aveva disobbedito a Dio causando la caduta dell'umanità: la nostra progenitrice era dunque il perfetto esempio di come la bellezza inducesse al peccato e, di conseguenza, andava celata. La necessità del velo ce la spiega Tertulliano, lo scrittore misogino per eccellenza, il quale affermava che il corpo della donna apparteneva al marito e che l'essere sottoposta allo sguardo altrui era come uno stupro e, per questo, andava coperto. La formula vergini in capillo, presente sin dall'VIII secolo nei testi longobardi di natura giuridica, indicava invece una categoria di donne che non aveva l’obbligo di portare il velo bensì una specie di acconciatura che le contraddistingueva: stiamo parlando delle nubili che detenevano speciali diritti dal momento che non erano sposate e vivevano con la famiglia nella casa paterna.

Le acconciature

Le mode influenzano anche il taglio dei capelli: il dittico della cattedrale di Monza (IV secolo) raffigura il barbaro Stilicone con la barba ma anche con i capelli corti alla maniera romana, proprio per sottolineare il fatto che ormai era diventato un vandalo romanizzato (fig.39)Nella lamina di Agilulfo del Museo del Bargello di Firenze il re porta i capelli lunghi e pareggiati divisi da una scriminatura nel mezzo e alla maniera longobarda (fig.40)

39. stilicone.jpg
fig.39
40. lamina agilulfo.jpg
fig.40

Il taglio dei capelli a un membro della famiglia regale aveva un forte significato simbolico: alludeva alla rinuncia ai propri privilegi; ecco il motivo per cui era imposto dai vincitori di una guerra ai re e ai principi sconfitti. Qualcosa di simile accade ad un certo punto della vicenda di Tristano raccontata da Thomas Malory (vedi sitografia) quando l’eroe perde il senno ed é soccorso dai pastori: essi lo scovano all'interno di una foresta nelle condizioni di un selvaggio; decidono quindi di tagliargli i capelli con le cesoie, trattandolo da folle o alla stregua di uno stolto. Perché invece ai monaci veniva imposta la tonsura (fig.41)? In questo caso il taglio della chioma simboleggiava l'adesione ad una vita ascetica, rigorosa, volta alla lotta contro le tentazioni

41. tonsura.jpg
fig.41

Ritornando alle donne esse dovevano portare i capelli lunghi perché quelli corti ne danneggiavano la bellezza e ne sminuivano il valore economico e sociale durante le contrattazioni di matrimonio: questo è il motivo per cui le leggi barbariche imponevano sanzioni a coloro che tagliavano i capelli al sesso femminile. Tali provvedimenti variavano a seconda del rango di appartenenza del colpevole e della vittima. Alle adultere era imposto il taglio della chioma per mano del marito come marchio d'infamia. Ciò avveniva alla presenza di parenti stretti, dopodiché la colpevole era denudata e presa a frustate mentre attraversava il villaggio per poi essere cacciata definitivamente di casa. Finisco la trattazione ricordando un altro importante particolare, legato a questo tema, che ci riporta ancora una volta al romanzo di Tristano e Isotta narrato questa volta da Goffredo di Strasburgo: il re Marco di Cornovaglia si innamora perdutamente di Isotta, pur non avendola vista di persona, né attraverso un ritratto, dopo che ha visto un suo magnifico capello biondo portato in volo da una rondine, dalla Cornovaglia all'Irlanda, per fabbricarci il nido. Ma questa, si sa, è una mera leggenda che avvalora però ancora una volta la concezione medievale secondo cui la capigliatura femminile era simbolo di bellezza e seduzione...

 

 

Bibliografia

  • 📚

    S.Prossomariti Le grandi donne di Roma antica Rea Silvia, Lucrezia, Teodora: le protagoniste che hanno fatto la storia della città eterna , 2021 Edizione Amazon

    AA.VV. Le civiltà Le antiche popolazioni in Italia e la civiltà di Roma volume II, Vallardi Edizioni Periodiche Milano, 1963

    A.Barbero Carlo Magno Un padre dell'Europa  Laterza, 2004

    A.Magnani Y.Godoy Teodolinda La longobarda Jaca Book, 2024

    AA.VV. Monarchie Quando a governare erano re e regine Sprea Editori Essentials

    AA.VV. Scrittrici del Medioevo Un'antologia Carocci Editore, 2023

    J.Le Goff Tempo della Chiesa e tempo del mercante Saggi sul lavoro e sulla cultura del Medioevo Einaudi, 1977

    J.Le Goff Eroi e meraviglie del Medioevo 2005, Laterza

    E.Cantarella L'ambiguo malanno Condizione e immagine della donna nell'antichità greca e romana 2022, Feltrinelli

    M. Giuseppina Muzzarelli A capo coperto Storie di donne e di veli 2018, Il Mulino

    V.Zallot Sulle teste nel Medioevo Storie e immagini di capelli 2021, il Mulino

    AA.VV. Storia della moda 2016, Gribaudo

    C.Salinari C.Ricci Storia della letteratura italiana Dalle origini al Quattrocento 1994, Editori Laterza

    G.Baldi M.Bernardi R. Favatà S.Giusso Scrittori e scrittrici nel tempo Dalle origini all'età della Controriforma , 2026 Sanoma Paravia

    E.Cantarella G.Guidorizzi Cronache e orizzonti Dalla vita quotidiana ai grandi scenari Da Augusto all'anno Mille 2025, Mondadori Einaudi Scuola

Letture consigliate

  • 📚

    M.Galatea Teodora I demoni del potere 2022, Piemme

    D.Musini Le incantatrici 33 donne che hanno sedotto il mondo 2023, Piemme

Sitografia

Per il concilio di Nicea:

https://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Nicea_I

Per Paolo di Tarso:

https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_di_Tarso

Per Tertulliano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tertulliano

Per San Giovanni Crisostomo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Crisostomo

Per Procopio di Cesarea:

https://it.wikipedia.org/wiki/Procopio_di_Cesarea

Per Narsete:

https://it.wikipedia.org/wiki/Narsete

Per Boezio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Severino_Boezio

Per Simmaco:

https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Aurelio_Simmaco

Per San Colombano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Colombano_di_Bobbio

Per Secondo di Non:

https://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_di_Trento

Per Bonifacio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Bonifacio_(arcivescovo_di_Magonza)

Per letteratura trobadorica:

https://www.studenti.it/lirica-trobadorica-caratteristiche-protagonisti.html

Per Contessa de Dia  testo Una passione che non vuole stare nascosta:

https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:93a00467-abda-49aa-b108-221a8248f038?x_api_client_id=chrome_extension_viewer&x_api_client_location=share&locale=it-IT&theme=light&page_theme=light

Per Fiore e Biancofiore:

https://www.treccani.it/enciclopedia/florio-e-biancofiore_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Per il lai del caprifoglio di Maria di Francia:

https://lyricstranslate.com/it/lai-du-chievrefoil-lai-del-caprifoglio.html

Per la ballata:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ballata_(poesia)

Per Marcabruno e il genere pastorella:

https://lyricstranslate.com/it/lautrier-jostuna-sebissa-laltrier-presso-una-siepe-di-mo.html-0

Per Gervaso di Tilbury:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gervasio_di_Tilbury

Per porpora di Tiro:

https://www.storicang.it/a/porpora-fenicia-piu-pregiata-delle-tinture_14892

Per Thomas Malory:

https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Malory

Per la donna longobarda:

https://youtu.be/iKfJ42hmEAc?si=C5QzXxg7pKIARr9C

https://youtu.be/DWPZ4IMONOs?si=aJ8K1FpdtrrI9Yjd

Per Teodolinda:

https://youtu.be/2m_Tlomj-vY?si=TIONE7Nex4y_6dKh

https://youtu.be/dU2K0x1EILE?si=RJ_v32EDI-_lmY0b

Per Barbero e le donne di Carlo Magno:

https://youtu.be/InOfKSLrQ54?si=0Fmivk-oNnkNFRvM

Per Galla Placidia:

https://youtu.be/3gK86jIVMWs?si=SSvDLlCFlY0DT-mE

https://youtu.be/vQsjUbLNMkY?si=M2Gcj3v0UpGtvYvX

Per Teodora:

https://youtu.be/OnPkiCHhxhg?si=9JLf004m_EJ-6mq_

https://youtu.be/JbXMEMd2h2U?si=MFrjxjqmYSpvR9GM

https://youtu.be/zWRcvLf9JMM?si=-uc4tIJlPenXqg7W

Per Amalasunta:

https://youtu.be/ldwXxZldJz8?si=M1YgSwQD_iNX1GbZ

https://youtu.be/lX0TvcbT1qs?si=cmhRyp8LrntP7fAw

https://youtu.be/CLPsDwFqqpE?si=x4VyZ-yLWKPBZ0ml

Per Rosmunda:

https://youtu.be/MRBQPYU6Pf4?si=LaarQrXoqcTkpwS4

Per Irene imperatrice di Bisanzio:

https://youtu.be/3Dn8nBwEfF4?si=T9j2og90LTszTJLS

https://youtu.be/2q-5kZPfFNA?si=qW1virV8UMt1uo1X

Per la Contessa de Dia:

https://youtu.be/6MZmJWz2vH4?si=0upiVRYDgRF0gEwP

Per Melusina:

https://youtu.be/w-da-inzUEs?si=X9sQB9cBf5q-GR87

Per Morgana:

https://youtu.be/ycl6z3F62xw?si=qVwkTv3bkYuFPA7S

Per Ginevra:

https://youtu.be/MTPfsmVhYFA?si=rfDBuKXcqPIKkdRO

Per moda nell’alto Medioevo:

https://youtu.be/jOrBPoaNiWg?si=UO_CJhDpzqVpAvmY

https://youtu.be/bwtbildlQLY?si=lKV2Lexc5hTPkm3f

https://youtu.be/7qtoKLfeJ0M?si=kMUcMQNzEGw2deBt

 

Sitografia Immagini

Fig.01 https://it.wikipedia.org/wiki/Bertrada_di_Laon#/media/File:Bertrada_of_Laon_Jardin_du_Luxembourg.jpg

Fig.02 https://vitaminevaganti.com/2021/01/02/ermengarda-la-sposa-ripudiata/

Fig.03 https://it.wikipedia.org/wiki/Ildegarda_%28moglie_di_Carlo_Magno%29#/media/File:Hildegard_Vinzgouw.jpg

Fig.04 https://it.wikipedia.org/wiki/Liutgarda_di_Sassonia#/media/File:Liutgard_von_Sachsen.jpg

Fig.05 https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_il_Pio#/media/File:Ludwik_I_Pobo%C5%BCny.jpg

Fig.06 https://it.wikipedia.org/wiki/Irene_d%27Atene#/media/File:Irene_of_Byzantium_(empress_regnant_797-802).jpg

Fig.07 https://www.festivaldelmedioevo.it/losceno-nellarte-medievale/

Fig.08 https://it.wikipedia.org/wiki/Galla_Placidia#/media/File:Aelia_Galla_Placidia.jpg

Fig.09 https://galateavaglio.com/2022/08/22/serena-moglie-di-stilicone-la-mai-imperatrice/

Fig.10 https://www.romanoimpero.com/2022/03/elia-pulcheria-aelia-pulcheria.html?m=0&hl=en

Fig.11 https://www.storicang.it/a/limperatrice-teodora-santa-e-peccatrice_15469

Fig.12 https://storieromane.altervista.org/la-rivolta-di-nika/

Fig.13 https://www.ravennatoday.it/social/giustiniano-teodora-icone-mosaici-basilica-san-vitale.html

Fig.14 https://www.festivaldelmedioevo.it/la-tragica-storia-di-amalasunta/

Fig.15 https://www.artearti.net/sapere-di-gusto/bevi-rosmunda-bevie-lei-bevve

Fig.16 https://it.wikipedia.org/wiki/Teodolinda#/media/File:Theodelinda_married_Agilulf_(detail).jpg

Fig.17 https://collipiacentini.it/borghi-piacentini/bobbio/abbazia-san-colombano-bobbio/

Fig.18 https://www.museoduomomonza.it/corona-ferrea/

Fig.19 https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g635872-d2270593-i486171934-Museo_E_Tesoro_Del_Duomo_Di_Monza-Monza_Province_of_Monza_and_Brianza_Lo.html

Fig.20 https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g635872-d2270593-i486172134-Museo_E_Tesoro_Del_Duomo_Di_Monza-Monza_Province_of_Monza_and_Brianza_Lo.html

Fig.21 https://www.museoduomomonza.it/museo-e-tesoro/il-tesoro-del-duomo/i-longobardi/

Fig.22 https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Monza#/media/File:Monza,_Duomo.jpg

Fig.23 https://it.wikipedia.org/wiki/File:Fratelli_zavattari,_banchetto_di_nozze,_cappella_di_teodolinda,_duomo_di_monza,_1444.jpg

Fig.24 https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_de_Dia#/media/File:Beatriz_de_Dia_-_BN_MS12473.jpg

Fig.25 http://womenandlovepoetryinthemiddleages.pbworks.com/w/page/10821305/Marie%20De%20France

Fig.26 https://it.wikipedia.org/wiki/Melusina#/media/File:JuliusHubner_Melusine.jpg

Fig.27 https://it.wikipedia.org/wiki/Brunilde#/media/File:Rhinegold_and_the_Valkyries_p_102.jpg

Fig.28 https://it.wikipedia.org/wiki/La_canzone_dei_Nibelunghi#/media/File:Johann_Heinrich_F%C3%BCssli_048.jpg

Fig.29 https://www.atuttascuola.it/lancillotto-e-ginevra/

Fig.30 https://it.wikipedia.org/wiki/Fata_Morgana_%28mitologia%29#/media/File:Frederick_Sandys_-_Morgan-le-Fay_-_1925P104_-_Birmingham_Museum_and_Art_Gallery.jpg

Fig.31-32 https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0901395336#lg=1&slide=0

Fig.33 Foto dell’autrice Museo Archeologico Nazionale Milano

Fig.34 https://www.researchgate.net/figure/Particolare-del-corteo-imperiale-di-Giustiniano-I-mosaico-in-S-Vitale-VI-sec_fig2_316544242

Fig.35 Foto dell'autrice Museo Archeologico Nazionale Milano

Fig.36 https://www.foliamagazine.it/luglio-iconografia-medioevo/

Fig.37 https://lnx.accademiafabioscolari.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/brache_allacciatura_903.jpg

Fig.38 https://www.buonconsiglio.it/esplora/corredo-funerario-di-civezzano/

Fig.39 https://laricerca.loescher.it/il-generale-stilicone-il-suo-dittico-e-un-particolare-presepe/

Fig.40 https://www.instagram.com/p/DNr8sbwM6_h/

Fig.41 https://www.reddit.com/r/TopCharacterDesigns/comments/1e2yhbe/tonsure_haircut_on_monks_from_real_life/?tl=it#lightbox

 

Documentari

TitoloLink
Rai Storia Cronache di donne leggendarie: Teodora Guarda