L'Alto Medioevo La storia

L'Occidente in crisi

Si definisce Alto Medioevo il periodo che va dalla caduta dell’Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) fino al X secolo. Il termine Medioevo sta a significare età di mezzo tra l'epoca classica e quella rinascimentale. È stato coniato nel corso del Rinascimento con una connotazione fortemente negativa: all’epoca, infatti, si pensava che il Medioevo fosse caratterizzato dalla barbarie e dall’inciviltà contrariamente all’età classica. Bisognerà aspettare l'avvento del Romanticismo nel XIX secolo affinché ci sia una rivalutazione di questo periodo storico importante per la nascita delle culture nazionali e degli stati europei. Ma veniamo al quadro storico… Al momento della caduta dell’Impero Romano d’Occidente l’unico imperatore rimasto era Zenone, che regnava a Bisanzio ed era quindi troppo distante dalle province occidentali per poter esercitare a pieno la sua autorità. Da questa situazione traggono beneficio le aristocrazie romane che miravano ad essere sempre più autonome dal potere centrale. A partire dal V secolo si assiste all'abbandono delle città, ormai completamente in decadenza, e ad un progressivo calo demografico causato dalle carestie e dalle epidemie dovute alle incursioni dei barbari. Nelle aree urbane, inoltre, proliferano i pascoli. Non c'è più manutenzione per cui gli acquedotti cadono in rovina insieme a molti edifici pubblici, il cui materiale viene reimpiegato per erigere nuove costruzioni. Nelle campagne si assiste alla progressiva scomparsa delle aree coltivate che lasciano il posto a boschi, paludi (che favoriscono il diffondersi della malaria) e alle foreste: non a caso durante l'Alto Medioevo la materia prima più sfruttata risulta essere il legname, indispensabile per la costruzione di case, di attrezzi agricoli e artigianali ma anche importante fonte energetica per il riscaldamento e la cottura dei cibi. Caccia e pesca sono le principali attività con cui ci si procacciava il cibo (insieme alla raccolta dei frutti, delle bacche e delle ghiande per nutrire i maiali) soprattutto durante le frequenti crisi della produzione agricola. Le strade sono sempre più insicure perché maltenute e infestate dai predoni, motivo per cui i commerci si riducono sensibilmente, anche alla luce della scarsità dei prodotti da scambiare. Anche le città portuali vivono un periodo di crisi a causa della dilagante pirateria. Nell'VIII secolo, inoltre, l'espansione araba ostacola i commerci nel Mediterraneo; sopravviverà solo il commercio di lusso di spezie e tessuti pregiati provenienti dall'Asia e trasportati in Europa da mercanti bizantini, i cui principali acquirenti erano le aristocrazie e le corti. Il quadro è quello di un'economia di sussistenza in cui, cioè,tranne rare eccezioni, si produceva quanto bastava per sopravvivere.  Insomma, la civiltà occidentale era in pieno stato di decadenza. All'interno di questo quadro le singole regioni dell'impero sono lasciate in balia di loro stesse; nella gran confusione emerge la figura del vescovo che, all'interno delle città, funge da fattore di aggregazione e diventa un importante punto di riferimento per gli abitanti. 

I regni romano germanici

Nel V secolo con l'invasione dei popoli barbari nelle aree un tempo governate dall’Impero Romano d'Occidente (vedi lezione Roma imperiale tra storia e curiosità) si creano i cosiddetti regni romano germanici nati dalla fusione della cultura latina con quella dei popoli invasori di origine germanica. I  capi di questi ultimi assumeranno i governi dei territori con la collaborazione delle classi aristocratiche latine locali. E così che i Vandali conquistano l'Africa settentrionale (con capitale Cartagine), la Sardegna, la Corsica, le isole Baleari e la Sicilia; In seguito, si stanziano nella penisola iberica e nella Gallia meridionale. Il loro regno aveva come capitale Tolosa. Sempre a partire dal V secolo i Franchi creano un regno che si estende lungo il basso corso delle Reno, prevalentemente in quella che noi oggi chiamiamo Francia. Come è avvenuto anche per altri popoli i Franchi inizialmente stringono con i romani un foedus, un patto secondo cui divengono federati, cioè alleati di Roma: essi possono insediarsi nei territori loro concessi con le loro famiglie con l’obbligo di coltivarli e di militare nell'esercito di Roma. Col tempo essi diventeranno sempre più autonomi fino a creare un regno con capitale Tournai (in Belgio). I Burgundi, invece, si stabiliscono a est del regno franco ed eleggeranno a capitale Lugdunum (Lione).

01. regni romano germanici.jpg
fig.01

L'Italia è invasa dagli Ostrogoti di Teodorico che fonderà un regno comprendente anche la Sicilia, la Dalmazia, la Provenza, la Pannonia . A capo di ogni regno germanico c'era quindi un re che governava in collaborazione con l'aristocrazia militare germanica e con l'aristocrazia romana locale,  la quale si occupava di questioni amministrative. I soldati erano di estrazione germanica mentre l'amministrazione civile ed ecclesiastica era nelle mani della classe dirigente romana, l'unica che aveva esperienza in questo campo. Nel frattempo, i grandi proprietari terrieri acquisivano maggiore autonomia sfruttando il fatto che non c’era più un rigido apparato amministrativo centralizzato che li controllava e imponeva loro le tasse. Il processo di integrazione tra popoli latini e popoli germanici fu molto lento e difficoltoso, soprattutto dal punto di vista giuridico . I cittadini romani continuavano ad obbedire alla legge romana mentre quelli germanici seguivano la loro legislazione (diversa a seconda dei popoli): si seguiva cioè il principio della personalità del diritto . Dal momento che questo criterio creava grande confusione venne sostituito da quello della territorialità del diritto:  all'interno di uno stato le stesse leggi venivano applicate a tutti. In realtà i regni romani germanici fecero uso di una versione semplificata del diritto romano adattandolo alle norme di origine germanica. Accanto a questi tentativi di “osmosi giuridica” occorre ricordare che molte difficoltà di integrazione erano dovute a cause religiose, dal momento che gran parte delle popolazioni germaniche erano cristiane ma della corrente ariana e, dunque, considerate eretiche in seguito alle decisioni prese dal Concilio di Nicea ( 325) . Gli ariani, infatti, non riconoscevano la natura divina di Cristo in quanto sconfessavano difatti la Santissima Trinità. Inoltre, molta parte della popolazione, tra romani e barbari, era ancora pagana, soprattutto quella che abitava nelle zone rurali (pagano deriva da pagus  = abitante del villaggio). In questi territori, infatti, erano ancora praticati culti di origine romana o ancora più antichi, come ad esempio succedeva in Gallia con i culti celtici.

Gli Ostrogoti

Con la deposizione di Romolo Augustolo in Italia vanno al potere gli Eruli guidati da Odoacre, il quale si fa insignire da Zenone, l’imperatore d'Oriente, del titolo di Patrizio. Questo è molto importante perché ci fa capire come Odoacre non vuole diventare un nuovo imperatore bensì governare per conto di Zenone. Nel frattempo, però, quest'ultimo per liberarsi degli Ostrogoti, che erano diventati una minaccia per Costantinopoli, li dirotta verso l'Italia. In questo modo l'imperatore contava anche di detronizzare Odoacre, divenuto nel frattempo sempre più potente. Gli Ostrogoti provenivano dalla Pannonia (attuale Ungheria) e avevano come capo Teodorico (fig.02), un generale goto al servizio di Bisanzio. 

02. teodorico.jpg
fig.02

Egli aveva vissuto diversi anni a Costantinopoli come ostaggio ed era stato educato alla maniera romana (il cerimoniale di corte e i costumi da lui adottati erano quelli dell'età imperiale romana). Tornato in libertà si era distinto come comandante militare. Teodorico viene mandato in guerra contro Odoacre (che, nel 493, é imprigionato ed ucciso), dopodiché assume il governo dell'Italia e stabilisce la capitale del regno a Ravenna. In realtà questa decisione l'aveva presa già nel 402 l’imperatore Onorio, che l’aveva spostata da Mediolanum (Milano), per l’appunto, a Ravenna perché era geograficamente più vicina ai traffici con l'impero d'oriente e perché era difesa dalle paludi. Il regno ostrogoto comprendeva anche la Dalmazia, la Pannonia la Gallia meridionale (fig.03)

03. regno ostrogoto.jpeg
fig.03

Il nuovo sovrano lavorerà alacremente alla coabitazione tra Romani e Ostrogoti: mentre a quest'ultimi erano riservati i ruoli militari quelli amministrativi erano appannaggio solo dei latini. Teodorico ebbe come stretti collaboratori Cassiodoro e Boezio. Il filosofo Boezio (fig.04) assunse la carica di magister officinarum (viene messo cioè a capo dell'amministrazione del regno); studiò Aristotele e scrisse una riflessione sulla fortuna (De consolatione  Philosophiae). Cassiodoro (fig.05) si occuperà della tutela dei beni antichi. Era stato già segretario di Odoacre; scrisse una storia dei Goti per esaltare l'ascendenza eroica della popolazione. Quando Giustiniano riconquisterà l'Italia egli si ritirerà in Calabria nel monastero Vivarium

04. boezio.jpg
fig.04
05. cassiodoro.jpg
fig.05

Nonostante il buon governo di Teodorico i Goti e i Romani continuavano a seguire leggi differenti e ad essere giudicati da tribunali diversi, come se facessero parte di due comunità separate, in quanto vigeva il principio della personalità del diritto (vedi paragrafi precedenti). I matrimoni misti erano vietati; inoltre, i Goti erano ariani mentre i romani erano cattolici. I progetti di Teodorico caddero definitivamente in frantumi nel momento in cui entrò in conflitto con l’imperatore d'oriente Giustiniano (520). Il re ostrogoto iniziò ad arrestare e a giustiziare parecchi senatori romani con l'accusa di complottare ai suoi danni a favore di Giustiniano. Un altro grande errore di Teodorico è stato quello di perseguitare i cattolici arrivando ad incarcerare il papa Giovanni I. Lo stesso Boezio venne ingiustamente accusato di tradimento e giustiziato. Alla morte di Teodorico (forse dovuta alla gastroenterite) gli succede il nipote Alarico (526). A causa della giovanissima età il governo va allora nelle mani della madre Amalasunta, figlia di Teodorico. La donna fece di tutto per intrattenere buoni rapporti con Costantinopoli e continuò a favorire la coabitazione tra Romani e Goti. Questo però non piaceva a parte della classe dirigente che la avversava. In seguito alla prematura morte di Alarico Amalasunta, che in quanto donna non poteva governare da sola, fu costretta a sposare il cugino Teodato. Purtroppo, fu uccisa da quest'ultimo dopo essere stata imprigionata e questo diede adito all'imperatore d'Oriente Giustiniano di dichiarare guerra al regno ostrogoto.

Giustiniano e l’impero d’Oriente

L’Impero romano d'Oriente, al contrario di quello d’Occidente, riesce a sopravvivere ai tentativi di invasione da parte delle popolazioni germaniche e alla crisi economica. Questo avvenne per molteplici ragioni: innanzitutto grazie alle risorse finanziarie disponibili frutto di un gettito fiscale efficiente. La riscossione delle imposte, inoltre, permetteva il pagamento di lauti tributi ai barbari che minacciavano di invadere l'impero al fine di allontanarli. L'impero aveva come baricentro l'Anatolia (attuale Turchia), geograficamente distante dalle regioni danubiane devastate dalle popolazioni germaniche (fig.06)

06. cartina impero bisanzio.jpg
fig.06

Esso, inoltre, si fondava su una forte autorità centrale al contrario di quanto avveniva in Occidente dove le aristocrazie locali, molto forti ed autonome, avevano stipulato accordi con gli invasori accelerando il processo di disgregazione. Dal punto di vista militare Costantinopoli era dotata di una flotta rinomata e di un buon sistema di reclutamento di soldati. La città era inoltre un punto di snodo nel commercio tra Oriente ed Occidente soprattutto per quanto riguardava i prodotti di lusso (spezie e seta). Le casse dello Stato permettevano il mantenimento di una struttura burocratica efficiente; c'erano inoltre importanti scuole pubbliche ove si formavano i futuri funzionari. Infine, l'economia monetaria era molto solida. L'imperatore si considerava scelto da Dio e la sua persona era considerata sacra. Nasce così il cesaropapismo, un sistema politico in cui l’imperatore detiene il potere temporale ma é anche la massima carica religiosa. Ed è proprio per questo motivo che egli spesso interveniva nelle questioni teologiche, nominava il vescovo di Costantinopoli e aveva il potere di rimuovere i vescovi di altre città nel momento in cui le loro posizioni non venivano giudicate ortodosse (cioé non conformi alla vera dottrina propugnata dall'imperatore d'Oriente). La lingua veicolare era il greco, sempre più utilizzato dall'esercito e dall'amministrazione a discapito del latino. La capitale del regno era Costantinopoli, definita la nuova Roma. La città fu fondata da Costantino nel 324 sullo stretto del Bosforo dove c’era la colonia greca di Bisanzio. Nel 527 sale al potere Giustiniano (fig.07),nipote di Giustino, l'imperatore analfabeta il quale, prima di assumere il prestigioso titolo, aveva militato nella guardia imperiale. Anche il nipote aveva seguito questa carriera che gli aveva dato la possibilità di avere un'educazione aristocratica. Tra i sogni di Giustiniano, arrivato al potere, c'era quello di riconquistare l’Impero romano d'Occidente ma, come vedremo, il progetto si realizzò solo in parte. 

07. giustiniano.jpg
fig.07

Sotto il suo governo l'impero bizantino godette di una importante fioritura culturale e giuridica. Giustiniano, inoltre, ha dato un importante contributo alla storia del diritto civile con il suo Corpus iuris civilis (fig.08): egli, difatti, nominò una commissione di giuristi coordinata da Triboniano (vedi sitografia), allo scopo di selezionare e raccogliere in un'unica opera tutte le leggi del diritto civile. Il Corpus iuris civilis è composto da quattro sezioni:

  1. Il codice di Giustiniano: una raccolta di tutte le leggi imperiali romane in vigore da Adriano in poi;
  2. Il digesto:  una raccolta di opinioni di esimi giuristi del passato estrapolate dalle loro opere alle quali Giustiniano conferisce valore di legge;
  3. Le istituzioni:  un manuale di diritto per gli studenti studiato nelle scuole di formazione dalle quali escono giudici e personale del tribunale;
  4.  Le novelle: una raccolta di leggi posteriori al codice di Giustiniano in continua espansione. 

Il Corpus iuris civilis entrò in vigore in tutto l'impero d'Oriente mentre nei regni romano germanici si continuarono a seguire le leggi tradizionali. 

08. corpus.jpg
fig.08

La guerra greco-gotica (527-553)

Per quanto riguarda la politica estera l’imperatore intraprese la guerra greco- gotica per riconquistare l'impero d'Occidente. Come prima mossa il generale Belisario (vedi paragrafo successivo) sbarcò in Africa per sbaragliare i Vandali. Fu così che l'Africa, la Corsica, le Baleari, la Sardegna ritornarono a far parte dell'impero. L'assassinio di Amalasunta (vedi paragrafi precedenti), avvenuto nel 535, fu il pretesto per la conquista della Sicilia e della Dalmazia a danno degli Ostrogoti. Nel 540 Belisario occupa Ravenna: gli Ostrogoti gli offrono il trono di imperatore d'Occidente ma lui, fedele a Giustiniano, lo rifiuta. Il conflitto, tuttavia, prosegue fino al 553 e sarà la causa di devastazione, carestie e della diffusione della peste (la prima storicamente registrata). La battaglia cruciale tra Totila, il re ostrogoto, e il generale bizantino Narsete (fig.09) (vedi sitografia) si consumò a Tagina, vicino Perugia, con la vittoria di quest'ultimo. 

09. narsete.jpg
fig.09

Le guerre greco gotiche si erano lasciate alle spalle una profonda devastazione; la classe aristocratica romana era stata decimata ed una grave carestia aveva messo in ginocchio i paesi del vicino Oriente e quelli che si affacciavano sul Mediterraneo. Uno sconvolgimento aveva inoltre annientato la produzione agricola. Gli storici attribuiscono questi eventi ad una grave eruzione vulcanica che aveva causato, probabilmente, il sollevamento di polveri nell'atmosfera e il conseguente offuscamento della luce solare. Il calo demografico conseguente alla carestia causò la diminuzione della manodopera nelle campagne insieme ad una grave crisi economica che impoverì intere popolazioni. Una volta riconquistato il territorio perduto Giustiniano fece entrare in vigore la Prammatica sanzione (554), un editto solenne in cui si abolisce il diritto amministrativo e patrimoniale imposto dagli Ostrogoti e si restituiscono le terre agli antichi proprietari romani; inoltre, si stabilisce l’entrata in vigore per tutti del Corpus iuris civilis. 

Belisario

Belisario (fig.10) fu un valoroso condottiero, leale a Giustiniano fino all'ultimo. I rumours raccontano che aveva fatto carriera grazie alla profonda amicizia che legava sua moglie Antonina all' imperatrice Teodora, la moglie di Giustiniano. 

10. belisario.jpg
fig.10

Di origini contadine, entrò nell'esercito come semplice soldato per finire poi col diventare un comandante prestigioso grazie alle sue capacità belliche. Nel 532 salvò Giustiniano da una violenta ribellione. I suoi successi militari gli valsero il titolo di console. L'imperatore lo scelse come uomo di fiducia (ben meritata) e gli affidò il comando della guerra greco- gotica. Rimasto vittima di una congiura fu incarcerato e tutti i suoi beni vennero confiscati. Grazie sempre al legame tra la moglie Antonina e l’imperatrice Teodora venne riabilitato e gli furono affidate altre missioni belliche. Una leggenda narra come, caduto nuovamente in disgrazia, fu accecato e costretto a campare di elemosina per le vie di Costantinopoli (fig.11). Triste fine per un uomo che aveva avuto la sola colpa di essere fedele a Giustiniano!

11. fine belisario.jpg
fig.11

 

La guerra iconoclasta

Tra i successori di Giustiniano ricordiamo Leone III Isaurico che nel 726 introdusse una legge che proibiva il culto delle immagini sacre e delle reliquie dei santi (iconoclastia): le chiese dovevano essere decorate solo da motivi geometrici o da simboli con la croce. Il provvedimento nasceva dal timore che l'adorazione delle immagini si trasformasse in venerazione sfociando in idolatria e superstizione. Dietro questa decisione si celavano anche motivi politici ed economici perché si intendeva contrastare la ricchezza dei monaci che speculavano sulle immagini. La legge verrà cancellata, dopo anni di lotte, nell’843 grazie anche all'intervento di Carlo Magno. Occorre dire che a causa di questa “caccia alle streghe” molti monaci e artisti bizantini trovarono rifugio nei paesi occidentali contribuendo alla diffusione in Europa degli stilemi dell'arte bizantina.

Il governo bizantino in Italia

Durante il periodo di dominazione bizantina il rappresentante dell'imperatore d'Oriente si chiamava Patrizio o Esarca e aveva sede a Ravenna. Molto importante era il ceto militare, la cui carriera ereditaria era aperta solo ai nobili. I vescovi vigilavano sui magistrati locali e godevano di particolari privilegi. Gli uffici pubblici erano ereditari. Clero, nobili latifondisti e milites si spartivano il potere. Per quanto riguarda il popolo quelli che vivevano in città si dedicavano ai mestieri artigianali e ai commerci mentre i più poveri vivevano di sotterfugi. La plebe rurale, invece, con la scomparsa della piccola proprietà, tendeva a mettersi sotto la protezione di un patrono latifondista per non morire di fame e, per questo, era chiamata raccomandata. La condizione di queste persone era comunque migliore rispetto a quella degli schiavi e dei coloni (contadini che coltivavano proprietà altrui).

I Longobardi

Importanti protagonisti della storia italiana dell’Alto Medioevo sono i Longobardi. Originari della penisola scandinava essi emigrano verso la Germania tra il II e il III secolo stanziandosi in Pannonia (568- 569). Qui, minacciati dalle invasioni degli Avari, si dirigono verso l'Italia in una migrazione di massa come avevano fatto in precedenza gli Unni (vedi lezione Roma imperiale tra storia e curiosità). Durante il cammino il re Alboino (fig. 12) non incontrò nessuna resistenza dal momento che la penisola era stata già messa in ginocchio dalle devastazioni causate dalla guerra greco-gotica. 

12. alboino.jpg
fig.12

Una delle prime città sottomesse è stata Forum Iulii (Cividale del Friuli), a seguire cadono tutte le città dell'Italia nordorientale tra cui Verona e Ticinum (Pavia) che diventa la capitale del Regno longobardo (fig.13)

13. cartina longobardi.jpg
fig.13

Paolo Diacono (vedi sitografia) (fig.14) nella sua Historia longobardorum racconta un episodio avvenuto dopo tre anni di assedio della città di Pavia: dal momento che la guerra sembrava non avere più fine Alboino fece voto di massacrare tutti gli abitanti nel momento in cui fosse riuscito a entrare nella città. Quando arrivò il momento di farlo avvenne un miracolo: il suo cavallo cadde in ginocchio e non volle più alzarsi. Il sovrano capì allora la gravità del giuramento fatto e lo revocò: fu allora che il cavallo, secondo la leggenda, si rialzò e riprese a camminare. 

14. paolo diacono.jpg
fig.14

Dopo l'omicidio di Alboino, avvenuto a seguito di una congiura ordita dalla moglie Rosamunda, e del suo successore Clefi, i Longobardi preferirono non eleggere più un re che li governasse: ha così inizio il periodo dei duchi (574- 584) in cui spadroneggiavano i capi guerrieri. Il termine duca deriva dal latino dux e sta a significare comandante militare. Spedizioni armate guidate da questi duchi iniziano a organizzare incursioni; si trattava in realtà di singole azioni di conquista che non seguivano un progetto unitario, anzi, molti di questi conquistatori si facevano guerra tra loro. Il risultato di questi conflitti sarà la creazione nell'Italia centrale e meridionale dei Ducati di Spoleto e di Benevento. I Longobardi si insediarono anche a Lucca, Camerino, Chiusi così da impedire ai Bizantini i collegamenti tra la costa tirrenica e quella adriatica. L'impero d'Oriente riuscì a mantenere solo il controllo di Ravenna e di alcune città fortificate sulle coste in un territorio che si espandeva dalla laguna veneta alla Pentapoli (una lega di cinque città: Rimini, Pesaro, Ancona, Fano, Senigallia). L'Italia oramai è divenuta mera terra di conquista: i capi militari si spartiscono i territori secondo il diritto di guerra, impongono con la forza la sottomissione, non hanno rispetto per la storia e le strutture romane, fanno piazza pulita delle classi dirigenti aristocratiche. I Longobardi non hanno alcuna intenzione di amalgamarsi ai popoli sconfitti: vivono in zone separate fuori dalle città, spesso nelle ville romane sottratte agli aristocratici. Dal punto di vista religioso molti si erano convertiti all'arianesimo e per questo perseguitavano spesso e volentieri i cattolici e la Chiesa. Dopo il “periodo dei duchi”, a causa della minaccia dei Franchi, i Longobardi sentono il bisogno di ripristinare una forte autorità centrale ed eleggono re Autari (figlio di Clefi) nel 584 (fig.15)

15. autari.jpg
fig.15

Egli prenderà l'appellativo di flavius usato già in precedenza da Teodorico. Autari impone un nuovo sistema fiscale in base al quale ogni abitante doveva essere tassato regolarmente secondo la ricchezza posseduta mentre in precedenza il popolo era stato costretto a cedere indifferentemente ai dominatori un terzo dei prodotti agricoli. Il re Autari si rese conto che per continuare a governare doveva porre fine ai soprusi e, soprattutto, trovare un accordo di pace con la Chiesa. Da qui prende le mosse la massiccia conversione dei Longobardi al cattolicesimo grazie soprattutto alla regina di origini bavaresi Teodolinda, consigliata dal Papa Gregorio Magno. Alla morte di Autari quest'ultima si risposa col duca di Torino Agilulfo, che viene eletto re. Per non inimicarsi il popolo egli sceglie di rimanere ariano anche se fa battezzare il figlio secondo il rito cattolico. Agilulfo arriva ad un accordo col papa accettando il pagamento di un tributo in cambio della rinuncia alla conquista di Roma. Alla sua morte viene eletto re il figlio Adaloaldo (616) ma, essendo in tenera età, lo sostituisce al trono Teodolinda. La regina scelse come residenza estiva della corte imperiale la città di Monza. Entrambi i reali perseguivano una politica di avvicinamento nei confronti dell'imperatore d'Oriente: per questo motivo vengono allontanati dal trono che passò nelle mani del duca di Torino Arioaldo, marito della sorella maggiore di Adaloaldo (626). Alla sua morte la moglie Gundeperga si risposa con Rotari (fig.16), duca di Brescia, che diventa il nuovo re (636)

16. rotari.jpg
fig.16

Quest'ultimo promulga nel 643 un importante editto che voleva essere una raccolta di leggi finalizzate al rafforzamento dell'autorità centrale a discapito dei duchi. Grazie alla scrittura delle leggi, da quel momento in poi non più trasmesse solo in forma orale, il popolo non avrebbe subito più oppressioni e soprusi dalle élites aristocratiche. La lingua utilizzata nel documento é prevalentemente il latino (quella più diffusa in campo giuridico); laddove appaiono termini germanici il legislatore sente il bisogno di spiegarli. La principale novità del documento sta nel fatto che si cerca di attenuare la violenza delle punizioni previste dal diritto germanico, almeno per quanto riguarda il campo delle lesioni personali e degli omicidi. In questi casi, infatti, non è più prevista la vendetta personale (faida) da parte dei parenti della parte offesa ma il pagamento di un risarcimento personale chiamato guidrigildo, il cui ammontare dipendeva dalla condizione sociale della vittima o della parte offesa. Purtroppo, secondo queste leggi le donne longobarde non godevano della stessa autonomia e libertà di quelle italiche (vedi lezione Roma imperiale La condizione femminile) dal momento che sono obbligate a dipendere dalla tutela (mundio) di un tutore maschile (mundualdo), che poteva essere il padre, il marito, un parente maschio o addirittura il re. Le donne non possono disporre liberamente dei propri beni mobili e immobili al contrario di ciò che succedeva con le donne italiche per le quali vigevano le leggi del Corpus iuris civilis. Non era necessario il consenso della donna ai fini del matrimonio in quanto oggetto e non soggetto del contratto tra il mundualdo e lo sposo. Quest'ultimo, pagando una somma di denaro, acquista il mundio, cioè il potere sulla donna, che gli veniva consegnata, al pari di un bene materiale, durante una cerimonia chiamata traditio. In un contesto del genere non ci meravigliamo del fatto che solo l'uomo poteva sciogliere il matrimonio! Nel 712 arriva al trono Liutprando (fig.17) che riprende lo scontro contro Costantinopoli occupando parte dell'Emilia e dell'Umbria e, per un periodo limitato, Ravenna. 

17. liutprando.jpg
fig.17

Egli cercò di ripristinare l'autorità regia nei confronti dei duchi di Spoleto e Benevento, i quali avevano approfittato della loro lontananza da Pavia per agire in modo autonomo. Nel 728 Liutprando sigla un accordo con la Chiesa chiamato Donazione di Sutri (città vicino Viterbo) in cui egli dona al papa parte del territorio del Lazio e dell’Umbria. A partire da questo momento la carica spirituale del papa si avvia a detenere anche un potere temporale. Liutprando stabilisce attenuanti per chi uccide per difesa, tutela le donne che hanno intrapreso il cammino della vocazione religiosa, vieta il matrimonio di vedovi col cognato o la cognata e vengono puniti tutti coloro i quali professano l'idolatria. Quando Liutprando muore nel 744 gli succede il nipote Ildebrando, subito deposto dai duchi. Gli subentrano allora Ratchis e, successivamente, il fratello Astolfo (749). Ora anche i romani possono entrare nelle file dell'esercito longobardo: potevano partecipare alla guerra a cavallo o a piedi, a seconda dell'importanza dei possedimenti immobiliari. Tre anni dopo vengono conquistate definitivamente Ravenna e la Pentapoli. All'impero d'Oriente rimanevano Napoli, la Puglia, la Calabria e, solo formalmente, la sempre più autonoma laguna veneta. A questo punto l'allora Papa Stefano II, intimorito dalla presa di Ravenna, chiede aiuto al re dei Franchi Pipino il Breve: oramai era chiaro che l'impero di Costantinopoli era diventato troppo debole per fungere da deterrente ai Longobardi. In un primo momento la guerra fu evitata perché Astolfo cerca un accordo con Carlomanno, il figlio di Pipino, e con quella parte della nobiltà franca ostile al proprio sovrano. Per paura di una rivolta Pipino rinuncia così a muovere guerra ai Longobardi. Tuttavia la situazione si complica nel 756 quando Astolfo minaccia di assediare Roma; Pipino è costretto a intervenire e sconfigge i Longobardi nella battaglia delle Chiuse vicino a Torino. Astolfo è costretto a cedere al papa Ravenna, la Romagna, la Pentapoli…

La società longobarda

Alla base della società longobarda ci sono le fare (clan, gruppi familiari) i cui capi erano chiamati duces (fig.18)

18. longobardo.jpg
fig.18

Ognuno di essi esercitava un potere autonomo. Erano assistiti dal gastaldo che si occupava dei rapporti economici con i Romani. Le fare eleggevano un re solo in caso di guerra o di migrazioni. Gli arimanni erano gli uomini liberi capaci di portare le armi, facevano parte di un'assemblea con compiti decisionali ed erano gli unici a detenere i diritti politici. Gli artigiani e i contadini semiliberi (non in condizioni di schiavitù ma comunque vincolati ad un padrone) facevano parte degli aldii. Essi godevano dei diritti civili per cui potevano sposarsi, possedere case, terre, servi, però avevano l'obbligo di prestare manodopera e pagare i tributi al padrone con cui potevano patteggiare il riscatto della libertà. L'ultimo gradino sociale era occupato dai servi, i quali non avevano diritti. Le popolazioni conquistate ovviamente andavano ad ingrossare le fila degli aldii e dei servi. I figli dei Longobardi uscivano dalla tutela dei genitori una volta raggiunta l'età per far uso delle armi.

L’eredità longobarda

Molte parole della lingua italiana derivano dal longobardo: ad esempio federa, faida, guancia, staffa, sperone, stamberga, bandiera, cassapanca, guerra, guardia, sala, affare, zuffa, codardo, truffa, guercio, sgherro, casa, cavallo. Nomi di località italiane hanno la stessa origine: ad esempio Fara vicentino in Veneto o Fara Novarese in Piemonte, Bardonecchia, Bardi. Anche le località geografiche che hanno il nome di Lama derivano dal longobardo perché in questa lingua lama significa stagno. Occorre inoltre ricordare che a seguito dell'invasione di questo popolo l'Italia ad un certo punto rimane divisa in due: la Longobardia, da cui deriva il nome di Lombardia, e la Romania da cui deriva il nome Romagna. Ancora, il carroccio, che nel Basso Medioevo sarà il simbolo della lotta dei comuni contro l’imperatore Federico Barbarossa, secondo alcuni studiosi avrebbe origini longobarde. La biscia, simbolo dei Visconti, anticamente forse era l'emblema di una famiglia longobarda. Questo popolo amava i cavalli, come tutti i guerrieri, al punto da farli seppellire nelle loro tombe. Una curiosità: un luogo di sepoltura longobardo è facilmente riconoscibile perché è caratterizzato da file di tombe separate a uguale distanza le une dalle altre.

Scarsità delle fonti

Le fonti a disposizione sulla storia e sulla società longobarda sono scarsissime. Historia longobardorum di Paolo Diacono è una di queste ma risale all'VIII secolo. Lo stesso autore ci spiega l'origine della parola longobardo che starebbe a significare lunga barba (mai tagliata con rasoio) da lang= lunga e baert= barba. Grazie a Paolo Diacono sappiamo, ad esempio, che il termine inglese field e tedesco feld (=campo) derivano da una parola longobarda che significa vasta pianura. Anche bandiera viene da bando = vessillo reale. Sempre nello stesso documento viene narrata la descrizione della diffusione della peste nel VI secolo. Ovviamente prevale l'elemento meraviglioso: su case e porte-racconta Paolo- avevano cominciato a comparire strani segni difficili da cancellare e sull'inguine degli uomini, dopo un anno, si erano formati bubboni grandi come noci o datteri, seguiti da febbri che portavano alla morte in tre giorni. Chi riusciva a sopravvivere in questo lasso di tempo aveva salva la vita. Le città erano state abbandonate: i figli fuggivano senza prima aver sepolto i genitori mentre questi ultimi abbandonavano i figli moribondi. Paolo Diacono ci racconta altre leggende che circolavano ai suoi tempi come per esempio nel capitolo 23, libro secondo, in cui accenna all'episodio del passato in cui Brenno, il re dei Galli senoni, aveva occupato Senigallia (da cui il nome della città): la sua sete di conquista dell’Italia sarebbe nata dopo aver bevuto il vino importato da quelle terre! Nel libro quarto capitolo 23 viene descritta la moda dell’epoca: i Longobardi si radevano i capelli fino alla nuca sulla parte posteriore della testa; i vestiti erano larghi, fatti di lino e decorati da fasce di vari colori; le calzature erano aperte, allacciate con strisce di cuoio incrociate mentre per andare a cavallo si indossavano gambali di lana di colore rossiccio su calzari più alti. Una curiosità: secondo le consuetudini longobarde radere la barba per la prima volta ad un fanciullo o tagliargli i capelli significava adottarlo come figlio.

I Franchi prima di Carlo Magno

Il regno franco nasce come una confederazione di tribù, stanziate sul Reno che condividevano la stessa lingua e la stessa religione. Il termine “franco” significava libero. Gli appartenenti alla stirpe erano convinti che il loro popolo discendesse dal principe troiano Franciones che li aveva guidati nella fuga da Troia fin sul Reno. Una prima unificazione avviene sotto Clodoveo (481- 511) (fig.19) della dinastia merovingia (dall'antenato Mereo), ma in seguito il regno si frantumò in diversi territori, ognuno retto da un sovrano diverso. 

19. clodoveo.jpg
fig.19

Stiamo parlando dell'Austrasia (a est lungo la Mosa e il Reno), la Neustria a Occidente dove c'è la Senna, l'Aquitania a sud ovest e la Borgogna a sud est, a cui si aggiunse la Provenza nel 536 conquistata agli Ostrogoti (fig.20)

20. regno dei franchi.jpg
fig.20

I Franchi avevano l’abitudine di acclamare il re con le levate di scudi; la lancia era il loro emblema del potere.  Nella loro cultura la regalità aveva un carattere militare per cui il regno era considerato alla stregua del patrimonio personale del sovrano, per questo era diviso tra gli eredi seguendo i criteri di successione. Le imposte erano soprattutto indirette e consistevano in pagamenti di pedaggi, dogane, dazi, corvée, doni. I vescovi erano scelti dal re, provenivano da famiglie aristocratiche e vivevano di rendite, donazioni e di decime. Col passare del tempo il governo, nei vari regni, passò nelle mani dei maestri di palazzo ovvero i ministri che aiutavano i re nell'amministrazione delle finanze e della giustizia mentre i sovrani pensavano solo a divertirsi organizzando feste, banchetti, battute di caccia, tanto da essere soprannominati i re fannulloni. Il loro ruolo divenne dunque meramente simbolico mentre chi governava effettivamente erano i maestri di palazzo. Tra questi si distinse in particolare Pipino di Landen. Egli apparteneva ad una prestigiosa famiglia aristocratica dell’Austrasia, il cui potere si fondava sulla ricchezza fondiaria e sulle relazioni con le casate nobiliari franche e straniere, tra cui quelle longobarde. La casata, inoltre, si fregiava di fare importanti donazioni alla Chiesa, grazie alle quali aveva ottenuto anche l'appoggio dei vescovi e degli abati franchi. Nel 687 il maestro di palazzo Pipino di Heristal riunifica il regno franco per conto del re Teodorico III. Quando muore la carica viene ereditata dal figlio Carlo Martello (fig.21) (“piccolo Marte”), il quale nel 732 sconfigge gli Arabi nella battaglia di Poitiers (fig.22) grazie alle sue doti militari. 

21. carlo martello.jpg
fig.21
22. poitiers.jpg
fig.22

Gli invasori provenivano dalla Spagna e miravano ad espandersi nella Gallia meridionale. La storiografia ufficiale ha sempre esaltato l'avvenimento trasfigurandolo in una battaglia epocale tra cristianità e Islam in cui c'era in ballo la salvezza dell'occidente cristiano. La recente storiografia ha però ridimensionato la portata dell'avvenimento: non si è trattato di una battaglia ma di una semplice incursione effettuata dagli Arabi per saccheggiare il monastero di San Martino da Tours. Ma perché l'esercito franco era particolarmente temuto? Il motivo risiedeva nella sua forza che si fondava sulla cavalleria e sempre meno sulla fanteria. Inoltre, i soldati erano legati da relazioni personali di fedeltà molto strette tra di loro e soprattutto con il re (questa concezione dei rapporti era un retaggio dei popoli guerrieri germanici quali erano i Franchi). In cambio dell'aiuto militare il re ricompensava i guerrieri con donazioni di terre. Il mestiere bellico non era roba per tutti dal momento che per combattere occorreva essere equipaggiati di armature, armi, cavalli cui bisognava provvedere per l’addestramento e il sostentamento. I cavalieri, chiamati comites palatini (=compagni di palazzo), dovevano continuamente mantenersi in allenamento e, di conseguenza, dedicavano tutta la loro vita esclusivamente al mestiere delle armi. In battaglia erano equipaggiati con lance, asce, giavellotti; solo i più ricchi possedevano la spatha romana di dimensioni considerevoli. Lo scudo era ligneo, di forma rotonda, qualche volta rafforzato dal metallo; solo i comandanti indossavano l'elmo d'acciaio e la lorica (cotta di maglia in ferro o corazza di cuoio con lamelle metalliche) (fig.23)

23. cavaliere franco.jpg
fig.23

I cavalieri facevano uso delle staffe per potersi mantenere in equilibrio mentre combattevano; dalla cavalleria araba avevano ereditato la ferratura dei cavalli. La religione dei Franchi era il cattolicesimo, motivo per cui godevano di rapporti molto stretti con la Chiesa. Quando muore Carlo Martello (741) la sua carica viene ereditata da entrambi i figli Carlomanno e Pipino detto il breve per la sua statura. Ma sarà solo quest'ultimo a rimanere al potere dal momento in cui Carlomanno si fa monaco rinchiudendosi in convento. Inizia così la dinastia dei carolingi (dal nome di Carlo Magno, il suo esponente più illustre). Ormai l'autorità del maggiordomo di palazzo si era pienamente consolidata; Pipino decide finalmente di giocare allo scoperto e detronizza, con l’appoggio del papa Zaccaria, l'allora re Childerico, in seguito spedito in un monastero. Nel 751 Pipino viene eletto a Parigi re dei Franchi e tre anni dopo la stessa cerimonia si ripete nella chiesa di Saint Denis con la partecipazione del papa Stefano, appositamente recatosi nella città francese. Egli incoronò anche Carlo e Carlomanno, entrambi con il titolo di Patrizio dei romani, generalmente conferito dall'imperatore d'Oriente. Il rituale prevedeva l'unzione con l'olio sacro, cosa che attribuiva ai regnanti lo status di “unti dal signore”. A cosa era dovuto l’interesse del papa nei confronti dei Franchi? All’epoca la Chiesa non stava attraversando un periodo facile: i Longobardi minacciavano Roma (vedi paragrafi precedenti) e l'impero d’Oriente si era rivelato un alleato non affidabile nel momento in cui i sovrani bizantini avevano scatenato l'iconoclastia, motivo di scontro con i papi (vedi paragrafi precedenti). Al contrario Pipino potenzialmente poteva essere per la Chiesa un valido supporto perché ne era uno storico alleato e perché entrambi avevano come comune nemico i Longobardi. Fu così che nel 756 Pipino sconfigge Astolfo e lo costringe a cedere alcuni territori dell'Italia centrale al papa e a riconoscere la supremazia franca...

Carlo Magno

Pipino muore probabilmente per idropisia nel 768 e lascia il regno ai suoi due figli Carlo e Carlomanno. All'epoca non si dava precedenza al primogenito: Carlo è incoronato re di Neustria e Austrasia mentre al fratello vanno la Burgundia e il governo dell’Aquitania. Tuttavia, quando Carlomanno muore in circostanze misteriose a 22 anni (forse avvelenato) Carlo rimane da solo a regnare (fig.24) occupando i territori del fratello (771- 814). Il suo appellativo sarà Magno (= il grande) per le importanti imprese belliche che portò a termine e perché durante tutto il suo impero ha portato avanti il consolidamento dell'unità politica, tanto da essere considerato al giorno d'oggi “padre dell'Europa”. 

24. carlo magno.jpg
fig.24

n un primo momento Carlo non vuole lo scontro con i Longobardi, ma tesse una abile rete diplomatica stipulando il matrimonio con la figlia del re Desiderio (di nome di Ermengarda o Desiderata) nel 770. Per raggiungere questo risultato è stato fondamentale il supporto della madre di Carlo Bertrada, la quale aveva caldeggiato sin da subito questa unione arrivando fino in Italia per conoscere la futura moglie del figlio. Ovviamente il papa Stefano non gradiva per nulla questa unione che avrebbe allontanato dalla chiesa il supporto dei Franchi e, di conseguenza, avrebbe nuovamente reso il papato facile preda dei Longobardi. Alla fine, Carlo, cedendo alle ragioni politiche, ripudia Ermengarda pochi mesi dopo il matrimonio con la scusa che non gli aveva dato eredi. Tra il 771 e 772, inoltre, Desiderio, re dei Longobardi, incoraggia Gerberga, la vedova di Carlomanno (ospite della sua corte a Verona) a rivendicare l'eredità del trono per il figlio. Nel 772, provocato dal papa Adriano, Desiderio attacca i territori della Chiesa e chiede aiuto a Carlo Magno. Si scatena così una guerra che culmina con l'assedio di Pavia (capitale longobarda) da parte dei Franchi, durato più di un anno, la successiva presa della città e la cattura del re Desiderio (rinchiuso nel monastero di Corbie). I due figli di Carlomanno, eredi legittimi al trono, sono rinchiusi in un monastero dopo aver tagliato loro le trecce (gesto che simboleggiava la perdita della regalità).Carlo viene insignito del titolo di re dei Longobardi nel 774. Egli ha oramai assunto il ruolo di difensore della cristianità, missione a cui si vota con fervore, e dichiara guerra ai Sassoni, una popolazione stanziata sul Reno che minacciava i confini del regno. Il conflitto, molto sanguinoso, fu condotto a più riprese e terminò dopo ben 33 anni (nell’804) con il loro sterminio e la conversione forzata al cristianesimo dei sopravvissuti. Selvaggio e adoratore di idoli questo popolo viveva nelle brughiere e nelle foreste. Adorava le forze della natura e praticava sacrifici umani. Attaccava i villaggi franchi facendo razzie ed uccidendo gli abitanti delle zone di confine. Carlo fece abbattere l’Irminsul, un albero altissimo che, secondo le loro credenze, reggeva la volta celeste. I Sassoni non potevano competere con la cavalleria pesante di Carlo e per questo vengono sconfitti nonostante il principe Vitichindo avesse coalizzato varie tribù e praticato la guerriglia evitando le battaglie campali. A Verden, sul fiume Aller, Carlo Magno diede ordine di decapitare 4500 sassoni (le cronache del tempo raccontano che le acque si erano tinte di sangue!). Carlo era stato molto chiaro nell’impartire disposizioni: chiunque rifiutava il battesimo o era sorpreso a professare di nascosto i riti pagani sarebbe stato condannato a morte (sotto il suo regno furono interdette anche le pratiche legate alla superstizione come battezzare le campane o fare riti per allontanare il pericolo della grandine). Occorre sottolineare però che non è sempre vero che le popolazioni germaniche sono state costrette a convertirsi al cristianesimo: questo perché secondo la mentalità germanica si potevano abbandonare i propri dèi se questi ultimi si dimostravano non essere più in grado di proteggere i loro fedeli. E nel corso del conflitto con Carlo Magno il suo dio si era dimostrato il più forte. I Sassoni però sono stati veramente degli ossi duri perché fingevano di convertirsi, ma appena i Franchi allentavano la presa subito organizzavano nuove insurrezioni. È vero anche che Carlo aveva l'aspetto di un dio gigantesco, era carismatico e questo faceva molta presa sui Sassoni, insieme al rito del battesimo che ai loro occhi assumeva qualcosa di magico. Un'altra importante campagna militare è stata quella contro gli Avari (796) condotta sul medio Danubio. Gli Avari erano un popolo un tempo nomade, allevatore e razziatore di cavalli. Si erano insediati nella Pannonia (Ungheria) nei territori lasciati liberi dai Longobardi in seguito alla loro discesa in Italia. Essi custodivano le loro ricchezze in accampamenti di forma circolare. A partire dal IV secolo fecero incursioni sempre più a ovest. All’epoca di Carlo Magno erano diventati sedentari, allevavano bovini ed erano governati da un’aristocrazia di guerrieri e portavano lunghe trecce. Le cronache del tempo li tratteggiano con le stesse caratteristiche degli Unni. Erano molto abili nella cavalleria e la loro tattica bellica più diffusa consisteva nel fingere la fuga per poi attaccare all'improvviso l'avversario con una riserva nascosta. Per terrorizzare il nemico, inoltre, in battaglia urlavano grida di guerra simili all'ululato dei lupi. Diedero del filo da torcere ai Franchi perché facevano terra bruciata (vedi sitografia) e si ritiravano all'interno di luoghi fortificati in grado di resistere a mesi di assedio. La leggenda narra che quando furono sconfitti ci vollero 15 carri, trainati ciascuno da quattro buoi, per contenere tutto l’oro saccheggiato, di cui una parte servì a costruire la cattedrale di Aquisgrana e un'altra venne destinata al papa... Ma una nuova minaccia incombeva dal sud dell'Europa: si trattava degli Arabi. Carlo li combatte strenuamente, ma purtroppo è sconfitto sui Pirenei dalle popolazioni basche loro alleate nella battaglia di Roncisvalle nel 778 (come narra la chanson de Roland vedi lezione Alto medioevo l'epica cavalleresca). In seguito, i Franchi, per mano di Lodovico, figlio di Carlo, conquistano la Catalogna e creano una solida zona di confine col regno arabo dal nome di marca hispanica. Nel 781 Ludovico è consacrato re d'Aquitania mentre il fratello Pipino assume il titolo di re dei Longobardi. Nel 799 il papa Leone III, di origine modesta e privo di appoggi importanti, diventa protagonista di un episodio di linciaggio: pare che alcuni esponenti della famiglia nobiliare, cui apparteneva il suo predecessore Adriano, abbiano cercato di cavargli gli occhi e di strappargli la lingua per renderlo incapace di svolgere il suo ruolo di pontefice (senza così dover rispondere della sua morte davanti a Dio). Leone III, terrorizzato e ferito, si sottoporrà ad un viaggio duro e faticoso per aggiungere la corte di Carlo a  Paderborn per chiedergli aiuto contro i suoi nemici. Il re franco dota il pontefice di una scorta armata, lo rimanda a Roma e l'anno successivo lo raggiunge per presiedere l'inchiesta sulle accuse contro il pontefice colpevole di adulterio, simonia e spergiuro. Nulla hanno potuto contro di lui i detrattori: la controversia termina con un giuramento di innocenza da parte del papa, preso per buono dal momento che non si erano manifestati segni di contrarietà divina. Leone III viene prosciolto dalle accuse il 23 dicembre. Carlo ormai ha assunto definitivamente il ruolo di difensore della cristianità: riceve da Gerusalemme le chiavi del Santo sepolcro e della città Santa, di cui si dichiarava protettore, e la notte di Natale dell'800 é incoronato a Roma dallo stesso pontefice col titolo di imperatore dei romani. È il papa a cingergli il capo con la corona, lo unge con l’olio santo e gli si inginocchia davanti nell'atto della proskyinesis (vedi sitografia) (fig.25). 

25. incoronazione carlo.jpg
fig.25

Ormai si era scisso il legame che univa il papato all'impero d’Oriente: l'unico difensore della fede cristiana era Carlo Magno, sovrano del Sacro Romano Impero. Queste decisioni ovviamente scatenarono l'ostilità di Costantinopoli perché fino a quel momento Bisanzio si considerava l'unica legittima erede di Roma. Ora il papa, invece, aveva conferito quella carica ad un barbaro. Per arrivare alla conciliazione tra le due parti Carlo Magno addirittura arriva a fare una proposta di matrimonio all'imperatrice Irene che regnava da sola sul trono bizantino dopo aver fatto fuori il figlio per prenderne il posto. Ma la regina fu deposta e di questo progetto (di cui vociferava il mondo intero) non se ne fece più nulla. L'ostilità tra i due regni riprende fino al trattato di Aquisgrana (812) con cui l'imperatore Michele riconosce a Carlo il titolo imperiale in cambio della cessione della laguna veneta. 

Il Sacro Romano Impero

Il titolo di Sacro romano impero voleva alludere:

  1. Alla continuità con l’Impero Romano di cui Carlo si considerava erede;
  2.  Alla sacralità di cui era ammantata la sua corona dal momento che Carlo si dichiarava difensor fidei (difensore della fede cristiana e del papato). 

Tuttavia il suo impero era geograficamente molto diverso da quello romano: mentre quest'ultimo essenzialmente si affacciava sul Mediterraneo, quello di Carlo Magno si espandeva nell'area centro occidentale dell’Europa con baricentro il Reno; non comprendeva le isole britanniche, gran parte della penisola iberica (in mano ai musulmani), la Scandinavia. Il Sacro romano Impero si estendeva comunque su un vasto territorio che andava dalla Spagna all’ Oceano Atlantico, dal Mare del Nord al Tirreno e all'Adriatico ma si affacciava appena est del Reno. Esso era abitato da popolazioni appartenenti a differenti etnie germaniche che professavano usi, costumi, lingue, diritti, completamente diversi tra loro. Carlo Magno si diede il compito di dare unità al suo regno e, per questo, perseguì un'efficace politica di riorganizzazione. Dal punto di vista amministrativo l'impero venne suddiviso in contee (comitatus), ciascuna affidata ad un conte (graf), nominato dal re a vita, che amministrava la giustizia e convocava l'esercito. Ai confini dell'impero vennero istituite le marche governate dai marchesi (markgraf=conte del territorio di confine) investiti da maggiori responsabilità trattandosi di territori esposti al pericolo delle invasioni esterne. Essendo il regno assai vasto per poterlo controllare capillarmente Carlo nominò i missi dominici che agivano in coppia (un laico ed un ecclesiastico), il cui compito era quello di controllare l'operato dei funzionari per conto dell'imperatore: essi ispezionavano anche i ponti ed esigevano giuramenti di fedeltà ai sudditi (fig.26)

26. sacro romano impero.jpg
fig.26

Il regno franco non aveva una vera e propria capitale; Carlo si avvaleva di una serie di residenze ove si appoggiava con il suo immenso seguito quando percorreva in lungo e largo i suoi territori. Esse erano circa 200, tra cui il palazzo imperiale di Ingelheim. In questi edifici non vi era traccia di lusso; gli alloggi erano scomodi e la maggior parte di essi, essendo costruiti in legno e argilla, sono crollati nel corso degli anni. Sappiamo che ad Aquisgrana Carlo fece arrivare una lupa di bronzo e colonne di epoca classica per rievocare i fasti dell’antico impero romano. Vescovi e abati avevano l'obbligo di ospitarlo a proprie spese. Negli ultimi anni però l’imperatore ha soggiornato soprattutto ad Aquisgrana e a Ingelheim. La Dieta (cioè la riunione) più importante da lui tenuta ogni anno in primavera era chiamata Campo di maggio (fig.27)vi partecipavano tutti gli uomini liberi. Chi realmente prendeva le decisioni erano però i nobili e gli ecclesiastici più importanti mentre gli altri si limitavano ad acclamare. Questa riunione a scopo deliberativo aveva origini antichissime; con Carlo l’assemblea diventa una mera formalità e servirà solo a pubblicizzare le sue decisioni. 

27. campo di maggio.jpg
fig.27

L’imperatore addirittura avviò una riforma monetaria rendendo la libbra, un’unità di misura, anche la moneta principale del regno. La monetazione era in argento. Dal punto di vista legislativo egli introdusse i capitolari, norme giuridiche uguali per tutti, suddivise in capitoli. Tutti gli uomini liberi erano obbligati direttamente al servizio delle armi  o a prendere parte al contingente del signore da cui dipendevano. Le campagne militari duravano dalla primavera all'autunno. Durante il governo di Carlo Magno l'economia riconobbe una ripresa: le strade erano più sicure ma le vie di comunicazione principali rimanevano i fiumi percorsi da battelli carichi di merci. La maggior parte della ricchezza derivava però dall'agricoltura, soprattutto dai latifondi i cui proprietari erano aristocratici.

La cultura

Un altro dei grandi meriti di Carlo è quello di aver dato un nuovo impulso alla cultura del tempo con la creazione della Scuola Palatina che aveva come direttore Eginardo (vedi sitografia), il biografo dell’imperatore (fig.28)

28. scuola palatina.jpg
fig.28

Qui studiavano i figli delle più grandi e prestigiose famiglie per ricevere un'adeguata formazione. All'epoca l'apprendimento si basava sulla recitazione ad alta voce e sull'esercizio della memoria. Le scuole, in generale, erano ispezionate dai missi dominici: Carlo voleva fare in modo che l'istruzione non fosse appannaggio solo delle classi più umili ma anche di quelle più elevate dal momento che i ricchi si dimostravano sempre più refrattari agli studi! C'era poi l'Accademia palatina, un cenacolo di intellettuali del calibro di Paolo Diacono (l'autore della Historia longobardorum vedi paragrafi precedenti) o del monaco anglosassone Alcuino (da lui molto stimato al punto da regalargli vasti possedimenti) o del teologo e poeta Teodulfo (vedi sitografia). Le sedute erano presenziate da Carlo: ogni partecipante adottava uno pseudonimo e l’imperatore si diede quello di Davide, il re pacifico. I nomi erano quelli di personaggi greci, latini e biblici. Lo scopo era quello di creare un’Atene più bella di quella antica dal momento che si avvaleva dell'insegnamento di Cristo. Una curiosità: è stato Alcuino ad aver introdotto la punteggiatura. A questo periodo risale la scrittura carolina (fig.29) dalla quale hanno preso spunto i caratteri tipografici dei primi stampatori. 

29. scrittura carolina.jpg
fig.29

Uno dei sogni coltivati da Carlo era la fondazione di una biblioteca palatina: a questo scopo chiedeva spesso in regalo o di poter copiare testi di autori classici o dei padri della Chiesa (un po’ come aveva fatto Tolomeo I per creare la biblioteca di Alessandria d’Egitto vedi lezione dall’età alessandrina all’ellenismo). Il mondo del sapere, tuttavia, rimase esclusivamente appannaggio degli uomini anche se emergono figure femminili quali Gisela, la sorella di Carlo, badessa di Chelles la quale, su suggerimento di Alcuino da York, fece trascrivere numerosi manoscritti.

La fine

Nell'810 muoiono i due figli di Carlo Pipino e Carlo; l'unico erede rimasto é Ludovico detto il Pio, valente guerriero e governatore capace. In una dieta convocata nell' 813 Carlo lo nomina co-reggente dell'impero ed erede del titolo. Benché indebolito dalla gotta e dall’artrosi (con dolori alle gambe) vuole comunque partecipare ad una partita di caccia. Finisce con l’ammalarsi gravemente; per curarsi sceglie di digiunare, come faceva sempre, e di non seguire i consigli dei medici (che disprezzava). È così che contrae la pleurite; morirà dopo 7 giorni di malattia il 28 gennaio 814 a 71 anni. Fu sepolto nella cappella di Aquisgrana, il giorno stesso della morte, in un sarcofago marmoreo antico giunto da Roma. Aveva regnato per 47 anni. Si racconta che diversi presagi avevano accompagnato gli anni precedenti la sua morte: un'eclissi di sole e una di luna, una macchia nera aveva offuscato il sole per una settimana, il portico che collegava la sala del trono alla cappella di Aquisgrana era crollato improvvisamente (in realtà l’episodio avvenne tre anni dopo la morte a causa del deperimento del legname). Inoltre, rumori sinistri e scosse funestavano la reggia; era morto persino l'elefante Abul Abbas, dono di Harun al Rashid! Si narra che, sempre nel giorno della morte, apparve una striscia di fuoco in cielo.

Il miracolo delle reliquie

Nel 1165 Carlo Magno fu proclamato santo per volere di Federico Barbarossa: per acclamarlo tale si diffuse la storia del ritrovamento miracoloso: quando Aquisgrana era stata saccheggiata dai Normanni i monaci avevano nascosto le ossa di Carlo Magno; da quel momento se ne era persa ogni traccia. Federico Barbarossa dirà di aver rinvenuto i resti con l'aiuto divino e che lo scheletro, al momento del ritrovamento, si trovava in posizione eretta, impugnava lo scettro e indossava la corona d'oro! L’unica occasione in cui le ossa sono state filmate è stata attorno al 1980 durante la cerimonia in cui la teca che le ospitava è stata rimessa al suo posto dopo aver subito un restauro. Gli studi di antropologia scheletrica hanno accertato che le ossa appartenevano ad un uomo vissuto nell'ottavo secolo alto 1,90 m...

Dopo Carlo Magno

Alla morte di Carlo (814) mancava una figura carismatica che potesse garantire l'unità dell'impero. Quest'ultimo va in eredità al figlio Ludovico il Pio, l'unico sopravvissuto dei suoi figli. Tuttavia, Lotario, Pipino e Ludovico non vogliono accettare il fratello Carlo, nato da una seconda unione, come loro pari e si ribellano al padre arrivando a cacciarlo dal trono temporaneamente. Alla morte di Ludovico (840) Ludovico II il Germanico e Carlo II il Calvo si alleano contro Lotario I. In seguito alla sconfitta di quest’ultimo stipulano il trattato di Verdun nell’agosto dell’843 secondo il quale a Lotario vanno l’Italia e l’area occidentale dell’Europa (comprendente l’attuale Lorena, Alsazia, Borgogna, Paesi Bassi, Provenza); a Ludovico II il Germanico spetta la Germania; a Carlo II il Calvo va gran parte della Francia, tra cui l’Aquitania (fig.30)

30. trattato verdun.jpg
fig.30

Già l’anno precedente Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico avevano stretto un’alleanza contro il fratello con i Giuramenti di Strasburgo (vedi sitografia): si tratta di una delle più antiche testimonianze in lingua volgare. Il testo venne infatti pronunciato sia in francese antico sia nella lingua germanica (tedesco antico) in modo che potesse essere compreso dai vassalli e dai soldati di entrambe le lingue. Dopo un periodo di pace si susseguirono altre lotte dinastiche alla fine delle quali ottenne la vittoria Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, che diventa imperatore nell' 881. Con la sua deposizione acquisirono sempre più potere gli aristocratici dei grandi ducati (Baviera, Sassonia, Franconia) tanto che si stabilì che a loro spettava oramai l'elezione dell'imperatore. Ancora, col Capitolare di Quierzy nell' 877 Carlo il Calvo sancisce il diritto di ereditarietà dei feudi maggiori: questo comportava la progressiva perdita di potere da parte dei sovrani a vantaggio dei vassalli che diventavano sempre più autonomi. Nel 936 viene eletto imperatore Ottone di Sassonia detto il GrandeMolto strategicamente egli concesse latifondi in beneficio a vescovi e abati dal momento che non potevano avere figli legittimi cui trasmettere in eredità il patrimonio. Grazie a questa strategia, la maggior parte dei feudi sarebbero ritornati al re alla morte dei beneficiari. Nel 900 col Privilegium Othonis l’imperatore conferma al papa il possesso delle terre ricevute dai Longobardi e dai Carolingi, ma al contempo il documento sanciva che l'elezione del pontefice doveva essere approvata dall'imperatore. Questo provvedimento sarà uno dei motivi per cui si scatenerà la lotta per le investiture….

Chi era veramente Carlo Magno?

Il biografo di Carlo Eginardo nel Vita Karoli ce lo descrive come un uomo alto 2 m (all'epoca l'altezza media era di 1,60). Aveva la testa tonda, gli occhi grandi e vivaci, un volto gioviale, il naso un po' più grosso del normale, il collo corto e grasso, il ventre un po’ pingue, la voce chiara ma un po’ troppo sottile per la sua stazza. Godeva di buona salute anche se gli ultimi anni della sua vita era spesso tormentato dalla febbre e zoppicava. Odiava i medici che gli proibivano la carne arrosto imponendogli quella bollita. Le contemporanee rappresentazioni ce lo mostrano con i capelli tagliati corti sulle orecchie, come ci mostra la statuetta del Louvre (fig.31) (probabilmente si tratta di un ritratto fatto commissionare da Carlo il Calvo). 

31. statuetta louvre.jpg
fig.31

Anche se l'iconografia tradizionale lo rappresenta con i capelli bianchi e con la barba la moda franca dell'epoca ci induce a pensare che fosse sbarbato (fig.32)

32. carlo magno.jpg
fig.32

Vita Karoli è stato scritto vent'anni dopo gli avvenimenti narrati e ci racconta aspetti inediti del grande imperatore. Sappiamo, ad esempio, che accettava di indossare gli abiti da imperatore romano (per lui “stranieri”) solo quando si recava a Roma. Assisteva a tutti gli uffici liturgici. Indossava la biancheria con sopra una tunica lunga fino al ginocchio stretta in vita da una cintura; le calze terminavano con la suola di cuoio (che doveva essere spessa perché non c'erano calzature) fermate da fasci di stoffa girati intorno ai piedi e alle gambe. Nei periodi più freddi indossava una lunga cappa, un pellicciotto di lontra, di ratto o di agnello. Portava sempre con sé una mazza lignea nodosa di melo, col pomo dorato o argenteo, e una spada alla cintura. A pranzo mangiava qualcosa di fretta. Amava cenare con la famiglia, raramente aveva invitati (solo in occasione delle feste religiose). Il suo piatto preferito era la cacciagione cotta allo spiedo. Mentre mangiava ascoltava le storie degli eroi antichi. Era appassionato di caccia ed equitazione. Era un ottimo nuotatore: aveva scelto non a caso Aquisgrana come sua residenza preferita per le acque termali. Spesso invitava tutto il suo seguito ad unirsi a lui per una nuotata. Grazie al longobardo Pietro da Pisa imparò il latino. Studiava retorica, dialettica, aritmetica e astronomia. Fece trascrivere canti antichissimi con protagonisti antichi re. Dormiva con tavolette di cera e fogli di pergamena sotto il cuscino per esercitarsi a scrivere durante le notti di insonnia. Purtroppo, però tutti i tentativi in questo senso fallirono: la sua mano, abituata ad impugnare armi pesantissime, finiva con lo stritolare ogni tipo di stilo per cui non imparò mai a scrivere e si firmava con un monogramma. All'epoca, tra l’altro, la scrittura era una mansione per tecnici specializzati ed era svincolata dalla lettura. Qual era il carattere di questo personaggio? Carlo ha manifestato più volte un temperamento violento, a tratti brutale, era incapace di darsi dei limiti ma è stato anche un uomo pratico, amante dei piaceri della vita e della sensualità. Detestava profondamente la solitudine (probabilmente perché era depresso) per questo era circondato h 24 dai compagni d'arme, dalle figlie, dalle guardie del corpo, anche quando faceva il bagno. Nella sua vita ha dato prova di atti di umanità ma anche di brutale violenza. Molti suoi nemici, come Desiderio, non furono fatti fuori ma tonsurati e rinchiusi in monasteri. Amava stare allo scherzo ed essere adorato. Scavando nel suo albero genealogico troviamo tante sorprese: la madre Bertrada (fig.33) non era legata al padre Pipino da un matrimonio regolare, bensì dal Friedelehe ovvero un contratto matrimoniale sancito tra due persone che appartenevano a ranghi sociali differenti (in questo caso Bertrada era di condizioni più modeste rispetto a Pipino). 

33. bertrada.jpg
fig.33

Carlo era dunque originariamente considerato un figlio illegittimo che non poteva ambire a succedere al trono del padre destinato al fratello Carlomanno, nato quando Bertrada e Pippino avevano ormai regolarizzato il loro legame. Carlo era molto legato alla sorella Gisela (donna molto colta) che divenne badessa del monastero di Chelles. La prima moglie, di cui era profondamente innamorato, si chiamava Imiltrude, ma i due erano uniti dal Friedelehe e, dunque, non legalmente sposati. Gli diede un figlio dal nome di Pipino, nato gobbo (da cui il soprannome). In seguito, per motivi diplomatici, Carlo fu costretto a sposare la figlia del re longobardo Desiderio (dal nome di Desiderata o Ermengarda), ma l'unione si sciolse perché il re franco la ripudia dopo un anno. Nel frattempo, si sceglie un'altra regina dal nome di Ildegarda che gli diede ben 9 figli (4 maschi: Carlo, Carlomanno, Ludovico, Lotario e 5 femmine: Adelaide, Ildegarda, Rotruda, Bertrada, Gisla) di cui solo alcuni sopravvissero. Pipino il gobbo fu costretto a rinunciare ai diritti di successione a favore del fratello Carlo e ad accettare con riluttanza, in cambio, la nomina a vescovo di Metz. Nel 791, Pipino non volendo accettare di essere scavalcato dai fratellastri più giovani, ordisce una congiura proprio contro il padre. Venne arrestato e, in seguito, graziato da Carlo che lo spedì nel monastero di Prüm. Altre mogli dell’imperatore furono: Farstrada, Teodrada, Iltrude, Liutgarda. In seguito, ebbe come compagne: Madelgarda, Gersvinda, Regina, Adalinda. 

Un padre geloso…

Il re franco godette di una prole numerosa ed era molto legato, quasi in maniera morbosa, alle figlie femmine tant'è vero che non volle che nessuna di loro si sposasse perché dovevano rimanere a corte a fargli compagnia (fig.34)

34. famiglia carlo magno.jpg
fig.34

Tuttavia, alcune di esse, grazie alla libertà di cui godevano, ebbero delle relazioni quasi ufficiali di lunga durata. Le cronache rose del tempo raccontano della sua ritrosia all’idea che una delle sue figlie potesse lasciare la corte per sposarsi. Nel 781 Irene, la regina di Bisanzio, chiese ufficialmente la mano di Rotruda, una delle figlie di Carlo, per il figlio Costantino VI. La proposta venne accettata. Da Bisanzio giunse addirittura una squadra di dotti per insegnare all’aspirante sposa il greco e i costumi bizantini. Essi rimasero diversi anni presso la corte carolingia, ma nel 787 Carlo si rifiutò di consegnare la figlia agli ambasciatori bizantini incaricati di portarla via. Irene si sdegnò a tal punto di questo atteggiamento che si offrì di aiutare la causa longobarda e fece sbarcare Adelchi (il figlio del re Desiderio che aveva trovato rifugio a Costantinopoli) in Calabria per alimentare una sommossa (il tentativo fallì miseramente). 

Il sogno della rinascita dell’Impero e l’incoronazione

Carlo volle fare di Aquisgrana una capitale rivale di Roma, Costantinopoli e Ravenna. Nel progettare il palazzo reale il suo architetto si è ispirato ai trattati di Vitruvio (vedi sitografia) e si fece consigliare anche dai membri dell'Accademia Palatina. La sala del trono e la cappella erano collegate da un portico ligneo (fig.35) decorato da una statua bronzea di Teodorico fatta prelevare da Ravenna per rivaleggiare con quella di Marco Aurelio a Roma (vedi lezione Roma imperiale l'arte)

35. pianta aquisgrana.jpg
fig.35

Eginardo racconta che Carlo si fece incoronare imperatore controvoglia. Può darsi che si tratti di una “fake news” creata appositamente per imitare Svetonio (vedi sitografia) che nelle sue Vite, parlando di Claudio, affermava come quest’ultimo, per troppa modestia, non si ritenesse degno di diventare imperatore di Roma. Può darsi però che in realtà ci fosse stata una certa ritrosia causata non dal fatto in sé ma dal cerimoniale che prevedeva l'incoronazione dalle mani del Papa: questo gesto avrebbe ammesso la supremazia dell'autorità pontificia su quella imperiale. 13 anni dopo, difatti, la cerimonia di incoronazione di Ludovico (il figlio di Carlo) ebbe luogo ad Aquisgrana (e non a Roma), fu acclamata dai Franchi (e non dai Romani) e, durante il rituale, la corona venne cinta sul capo del figlio dal padre senza la presenza del Papa. Carlo impose ai suoi figli l'obbligo di difendere la chiesa di San Pietro dai nemici e di tutelarne i diritti insieme a quelli di tutti i vescovadi. Fece dono al pontefice di evangelari, reliquiari preziosi e anche di un'urna che conteneva la terra impregnata del sangue di Santo Stefano, il primo martire! 

Amicizie…internazionali

Carlo ebbe anche ottimi rapporti di amicizia col califfo Harun al Rashid (uno dei protagonisti de Le Mille e una notte vedi sitografia), il quale gli inviò in dono un elefante, delle scimmie, spezie, tessuti, unguenti preziosi, un padiglione da campo e, addirittura, un orologio meccanico dotato di automi e di una suoneria. 

Il “sistema” Carlo Magno

Carlo Magno era attorniato da diverse figure che lo aiutavano a governare. Ad esempio: il suo “vice” si chiamava conte palatino; il camerario era l'addetto alle finanze; il siniscalco in origine era a capo del servizio mensa ma poi sovrintenderà l'approvvigionamento del palazzo; Il bottigliere era responsabile delle cantine del palazzo e della produzione vinicola, etc. Erano tutti uomini di fiducia del sovrano che potevano essere incaricati di fare cose al di là delle loro mansioni come, ad esempio, ambasciate o comandare una spedizione militare. Il compito dei conti era quello di rappresentare il sovrano nella provincia governata, riscuotere le tasse, amministrare la giustizia, mantenere l'ordine pubblico, eseguire le ordinanze regie, in caso di guerra convocare tutti gli uomini in grado di portare le armi e condurli nel luogo di riunione dell'esercito. L'imperatore poteva revocare un conte quando voleva; spesso tale carica era ereditaria. I conti appartenevano a famiglie ricche con grandi proprietà che godevano di contatti ad alto livello. I vassalli regi o vassi dominici erano coloro i quali si impegnavano ad accompagnare in guerra il sovrano con armi e cavalli seguiti dai loro seguaci (a loro spese). I missi dominici, invece, avevano il compito di recarsi sul territorio per controllare l'operato delle autorità locali; al ritorno dovevano fare rapporto scritto su quanto appurato. Carlo li sceglieva tra i personaggi locali fortemente radicati nel territorio. 

La giustizia ai tempi di Carlo Magno

Per quanto riguarda la giustizia il re la esercitava direttamente in alcuni casi, come quando si era commesso un delitto che rientrava in particolari questioni morali (ad esempio un monaco accusato di omosessualità) o nelle cause che coinvolgevano conti, vescovi e abati. Nei processi più importanti l'imperatore era assistito da un consiglio. Probabilmente, a quel tempo, era il querelato a dover dimostrare di essere dalla parte della ragione. Di fronte ad accuse gravissime e a testimonianze contraddittorie l’accusato era sottoposto all'ordalia (giudizio di Dio):  immergeva cioé la mano nell'acqua bollente (fig.36) o camminava a piedi nudi su vomeri arroventati; se la scottatura guariva entro un tempo stabilito era giudicato innocente. 

36. ordalia.jpg
fig.36

Molti documenti che parlano di cause giudiziarie avvenute al tempo di Carlo Magno sono, in realtà, delle contraffazioni: il 37% è stato commissionato dalla Chiesa anni dopo per legittimare i propri possessi. 

Una riforma del clero

Carlo Magno si impegnò a controllare la moralità del clero e a vigilare sulla sua preparazione affinché non incorresse in errori quando predicava. Addirittura, inviò dei messi nelle province per esaminare la preparazione dottrinale degli ecclesiastici. Si impegnò anche a correggere i libri liturgici e a produrre una versione della Bibbia definitivamente corretta. Sotto il suo governo preti e monaci dovevano studiare seriamente il latino. I parroci di campagna insegnavano a leggere e a scrivere; chi voleva proseguire gli studi si scriveva alle scuole ecclesiastiche della città episcopale.

La chiamata alle armi

Sotto il governo di Carlo Magno vengono chiamati direttamente alle armi tutti coloro i quali potevano permettersi l'equipaggiamento di guerra; tutti gli altri dovevano organizzarsi in modo da poter contribuire alle spese per equipaggiare un combattente. La regola generale era che ogni vassallo benestante aveva l'obbligo di presentarsi alla convocazione dell'esercito al seguito del proprio signore al quale si era legati da un rapporto di fedeltà. Nel caso non ne avesse uno, o quello da cui dipendeva non partecipava alla spedizione, doveva raggiungere il luogo di adunanza al seguito del conte locale. Ovviamente i piccoli proprietari terrieri cercavano di “bypassare” questo obbligo che li avrebbe tenuti lontani da casa per mesi, a loro spese per quanto riguardava l'equipaggiamento e le provviste, rischiando la loro vita e la salute del cavallo. Ecco perché ci si raccomandava ad un potente (finendo a volte per divenire suo schiavo) per poter rimanere a casa e non partire. C'era infatti una norma che stabiliva che ogni conte poteva esentare dal partire per la guerra non più di due vassalli. Chi contravveniva agli obblighi militari doveva pagare una multa enorme; se non si avevano le disponibilità economiche per farlo si diventava schiavi finché non si pagava la somma richiesta. Era duramente punito chi arrivava in ritardo alla convocazione con tanti giorni di digiuno quanti erano stati giorni di ritardo; se si abbandonava l'esercito senza permesso si era puniti con la morte o con la confisca dei beni. Durante il viaggio, all'interno del regno, erano permesse le requisizioni. I rustici (i contadini) avevano l’obbligo di contribuire a costruire palizzate, fare la manutenzione ai fossati e fare turni di guardia per l'imperatore..........

Carlo Magno padre dell'Europa?

Alcuni elementi del governo carolingio portano a considerare Carlo Magno il fondatore delle basi della Unione europea (fig.37): mi riferisco all'unificazione giuridica (i capitolari) o a quella monetaria col denaro d'argento. Proprio all'epoca di Carlo si inizia a parlare di Europa. Un anonimo ha celebrato la battaglia di Carlo Martello (suo nonno) a Poitiers come “trionfo degli europei” da lui guidati in lotta contro gli islamici. Ancora, il prete Catwulfo, scrivendo a Carlo nel 775 dalle isole britanniche, lo celebra come “colui che Dio aveva innalzato al trono per la maggior gloria del regno d'Europa”.

37. carlo padre europa.jpg
fig.37

L’Adelchi

La tragedia dell’Adelchi, scritta nel 1820 da Manzoni, è ambientata nell'VIII secolo tra il 772-774 quando Carlo Magno è in guerra contro il popolo longobardo. Dedicata ad Enrichetta Blondel, la prima moglie di Manzoni, l'opera si compone di 5 atti. La vicenda racconta del ripudio, da parte di Carlo, della moglie Ermengarda (fig.38), principessa longobarda, per ragioni politiche e il conseguente conflitto che ne deriva.

38. ermengarda.jpg
fig.38

 Protagonisti principali sono: Carlo Magno, Desiderio (re longobardo) (fig.39), Adelchi (principe longobardo) (fig.40), Ermengarda. Attorno a loro ruotano altri personaggi minori come, ad esempio, Martino, il religioso, mandato dalla Provvidenza, che rivelerà a Carlo il percorso geografico da intraprendere tra le montagne della Val di Susa per aggirare e sorprendere i nemici Longobardi. 

39. desiderio.jpg
fig.39
40. adelchi.jpg
fig.40

Nella tragedia sia Carlo che Desiderio, acerrimi nemici, mostrano di essere dei tiranni caparbi che obbediscono solo alle leggi della politica e del potere. Desiderio anela la vendetta per il ripudio della figlia non preoccupandosi minimamente della sofferenza da lei provata dopo l'abbandono. La giovane fanciulla è innamorata perdutamente dell'unico uomo della sua vita, non reggerà la situazione e morirà nel convento in preda ad allucinazioni e deliri quando apprenderà la notizia che Carlo, subito dopo averla abbandonata, si era subito risposato con la principessa Ildegarde. Oltre ad Ermengarda l'unico personaggio che obbedisce a valori positivi è il principe longobardo Adelchi il quale, al contrario del padre, si preoccupa subito di recare conforto alla sorella facendo le veci della madre, morta da qualche tempo. Come al solito Manzoni, per scrivere questa tragedia, si è documentato sugli usi e costumi dei Longobardi e si attiene fedelmente alla storia tranne che per due eccezioni:

  1. Fa morire Adelchi durante una battaglia a Verona anche se nella realtà si era rifugiato a Costantinopoli e in seguito ritornerà in Italia nel tentativo di riconquistare il regno perduto, miseramente fallito con la sua morte (vedi paragrafi precedenti)
  2. La seconda licenza Manzoni se la prende quando dice che Ansa, la moglie di Desiderio, all'epoca dei fatti narrati era già morta. 

Perché Manzoni decide di scrivere questa tragedia storica? Lo fa essenzialmente per due motivi:

  1. Raccontare una vicenda del passato in cui protagonisti siano il popolo, gli umili, gli oppressi e non i grandi personaggi (come succede di solito).
  2.  Verificare che gli ideali cristiani di verità, giustizia, lealtà, fossero perseguiti almeno nella storia passata. Purtroppo, la ricerca ha un esito negativo. Innanzitutto, nonostante il popolo sia maggiormente presente rispetto al Conte di Carmagnola (l'altra tragedia storica da lui scritta) comunque rimane un personaggio marginale; i protagonisti continuano ad essere i “grandi della storia” (Carlo Magno, Desiderio, Adelchi, etc.). Alla fine, trionfano la ragione politica, la forza bruta, la sopraffazione (simboleggiati da Carlo Magno e da Desiderio) e il tradimento. Infatti, parecchi alleati e amici fedeli del re Desiderio decidono di tradirlo e di passare dalla parte del nemico per aver salva la vita e salvaguardare le famiglie con i loro beni. I valori positivi incarnati da Adelchi sfociano nel fallimento: il principe longobardo è troppo nobile d'animo per vivere la corruzione dei tempi e per uno come lui l'unico destino è la morte. La storia è dominata dal male e per contrastarlo non si può fare altro che compiere altro male. La violenza e l'ingiustizia sono destinati da sempre a far da padroni. 

Queste sono le conclusioni cui arriva Manzoni. Con entrambe le tragedie fallisce il suo progetto storico letterario. Deciderà allora di rivolgersi al genere del romanzo, in ascesa nel XIX secolo, così da avere un pubblico più vasto e scrivere un'opera in cui finalmente trionfino gli umili. Ecco allora la genesi dei Promessi Sposi ma questa è un'altra storia….

Suggerimenti di lettura….

Della tragedia dell’Adelchi suggerisco la lettura dell’atto III. Particolarmente suggestivo è il coro Dagli altri muscosi ai fori cadenti perché ci racconta la visione storico-politica di Manzoni. L’autore, infatti, in questo passaggio dipinge la sorte di tre popoli: i Franchi che scendono in Italia e occupano i territori nelle vesti di oppressori, i Longobardi, a cui Carlo sta contendendo il regno, e i popoli latini che saranno sottomessi e distrutti dai nuovi invasori. I latini sono tratteggiati come un popolo servo da secoli: vedendo arrivare i Franchi sperano di essere liberati dal giogo servile; poveri illusi! I nuovi oppressori si uniranno ai signori di una volta, i Longobardi, spartendosi i territori. I Franchi- dice Manzoni- non si sono di certo allontanati dalla loro casa, dalla loro patria, dalla loro famiglia solo per liberare un popolo in servitù (“volgo disperso che nome non ha”). Il giudizio dello scrittore è severissimo: il popolo latino é un popolo diviso che non è degno di avere un nome (vedi sitografia per il testo)

Molto suggestivo è l’atto quarto scena I in cui si narra la morte di Ermengarda (vedi sitografia per il testo). Dolcissima questa figura di donna angelo troppo innocente per sopportare la corruzione dei suoi tempi e la malvagità del mondo. Carlo l'ha ripudiata nel nome della logica del potere. Quando viene a sapere che il re franco, neanche il tempo di ripudiarla, si era legato in matrimonio con un'altra donna, la sua mente non regge più e cade in preda al delirio durante il quale rivela il suo amore passionale per Carlo (cosa che non avrebbe mai fatto nella realtà dal momento che la religione cattolica vieta, anche all'interno del matrimonio, i rapporti carnali se non ai fini della procreazione). Nel momento della morte il suo pensiero va ad Adelchi e alle sofferenze del suo popolo, per i quali pregherà dall'alto, ma anche a Carlo, se pur l’ha fatta soffrire. È sempre presente, inoltre, fino alla fine, il ricordo del giorno del matrimonio. Ermengarda perdonerà Carlo e chiede ad Ansberga, sua sorella, badessa del monastero di San Salvatore a Brescia presso cui ha trovato rifugio, di portare nell'urna l'anello nuziale le insegne di regina in ricordo del ruolo che ha ricoperto seppur per un breve tempo. Ermengarda nutre la speranza che Carlo, venuto a sapere della sua morte, venga preso dal pentimento e richieda le sue spoglie, ma quando apprende di Ildegarda ogni speranza viene abbandonata e la sua mente vacilla. Invoca l'aiuto di Bertrada, la madre di Carlo, che aveva favorito queste nozze, che per lei era stata come una seconda madre. Nel delirio Ermengarda rievoca immagini dell’ex marito caratterizzate da sangue e violenza rivelatori di quell’ardore passionale con cui la pudica l'amava. Ella, infatti si sovviene della volta in cui, durante una battuta di caccia, Carlo aveva ucciso un cinghiale, il cui sangue si era mischiato con la polvere. Per la fanciulla la scena fu così orripilante da far assumere al suo volto una maschera di orrore. Un’ altra immagine che ricorda di Carlo è quella in cui egli depone la sua “orrida” maglia da guerra al ritorno da una sua impresa. Solo nella pace eterna Ermengarda porrà fine alle sue sofferenze…

La società nell'Alto medioevo

I rapporti di vassallaggio

La società dell'Alto medioevo era organizzata sui rapporti di vassallaggio di origine germanica attraverso i quali si definiva la propria condizione sociale. Si trattava di un accordo stipulato tra due uomini liberi in cui il meno potente dichiarava di dipendere dal più forte. Colui che primeggiava in questo legame era chiamato signore e aveva l'obbligo di garantire al suo vassallo protezione, benefici economici, anche un appezzamento di terra. In cambio egli esigeva fedeltà, lealtà, sostegno militare, in certi casi anche aiuti finanziari. Questo tipo di vincolo coinvolgeva soprattutto i re gli aristocratici, gli abati e i vescovi Durante una particolare cerimonia chiamata omaggio (fig.41) questo legame veniva annunciato pubblicamente assumendo lo stesso valore di un contratto scritto: il vassallo teneva le mani chiuse in quelle giunte del suo signore, come a dire che gli affidava la vita e tutto ciò che possedeva. Successivamente si scambiavano un bacio sulla bocca in simbolo di fedeltà e, alla fine, c'era la famosa frase pronunciata dal vassallo in cui giurava di donare tutto ciò che aveva al suo signore considerandosi il “suo” uomo. La formula pronunciata riguardava anche l’obbligo di contribuire alla dote della figlia del signore e quello di pagare il suo riscatto se fosse stato imprigionato in guerra. Dopodiché gli veniva consegnato uno stendardo o una lancia (simboli del potere). 

41. omaggio.jpg
fig.41

Tale rapporto vincolante non si poteva infrangere in alcun modo, ma aveva fine solo con la morte di uno dei due. Coloro i quali disonoravano questo patto erano accusati di Fellonia ( tradimento) anche nel caso in cui commettevano adulterio con la moglie del signore o se avevano rapporti con donne della sua famiglia. Questa era l'accusa più grave di cui si poteva essere incolpati nel Medioevo insieme a quella di codardia . Per quanto riguarda l'appezzamento di terra ottenuto in beneficio,  il vassallo avrebbe goduto delle rendite di quel territorio, che comunque rimaneva di proprietà del signore, incassava una parte dei tributi e delle tasse, incamerava le multe derivate da condanne. Questi privilegi potevano benissimo essere revocati in qualsiasi momento: in questo caso il terreno poteva essere assegnato ad un altro vassallo. Con il passar del tempo questi benefici verranno chiamati feudi  da feh  = bestiame  perché in origine i capi guerrieri germanici ricompensavano i soldati con i capi di bestiame. I feudi diventeranno ereditari e daranno vita al sistema del feudalesimo . La concessione era rinnovata e la successione finirà per diventare una formalità. I vassalli diventeranno sempre più potenti sul territorio loro assegnato fino ad amministrarlo direttamente (si diceva che avevano poteri di banno  = (in lingua germanica) autorità. I ​​poteri del re diventeranno via via più deboli a vantaggio di queste spinte centrifughe: arcivescovi, abati, potevano a loro volta concedere dei terreni avuti in beneficio (come donazioni o lasciti testamentari dei fedeli) ai loro vassalli.

La società tripartita

Alla fine del IX secolo appare nella letteratura medievale il tema della società tripartita in oratores, bellatores e laboratores. Gli oratores erano il clero, il cui compito era quello di pregare per la salvezza delle anime e della comunità. I bellatores avevano il compito di proteggere le comunità con le armi. I laboratores erano tutti quelli che lavoravano, sostanzialmente i contadini. Valore religioso, dunque, valore militare e valore economico. I tre ordini formavano l’ossatura di uno stato e ognuno di essi aveva bisogno degli altri due. Garante di questo equilibrio è il re

Economia e alimentazione nell’Alto Medioevo

Durante l'alto medioevo la vita si sposta nelle campagne, in particolare nei latifondi detti curtis (=corte), eredi delle ville romane, che facevano capo ad un solo ricco proprietario (l'imperatore, il monastero, i vescovi, le famiglie nobili) che vi esercitava un potere da signore. La curtis si divideva in pars dominica e pars massaricia (fig.42)

42. curtis.jpg
fig.42

Nella pars dominica risiedeva il signore; era coltivata dai servi ed era  gestita da personale incaricato. Si trattava della parte di terra coltivata per il profitto del padrone. Accanto alla casa padronale c'erano fienili, granai, pollai, orti, locali per la produzione della birra e del formaggio, per salare le carni. C'erano anche dei laboratori dove le donne, mogli dei dipendenti, tessevano i vestiti. La pars massaricia consisteva in poderi, detti mansi, coltivati dai contadini liberi o da servi, detti massari, che qui vivevano con le loro famiglie. Essi dovevano pagare annualmente delle tasse in natura o in denaro ed erano vincolati alla terra che coltivavano. Non solo: tre giorni a settimana dovevano lavorare gratuitamente nelle terre del signore (anche usando i loro aratri o i loro carri) venendo meno alla coltivazione delle proprie. Inizialmente c'erano solo i latifondisti ma anche piccoli proprietari di terre dette allodi. Questa categoria, tuttavia, col passare del tempo tende a sparire perché costretta a cedere i terreni ai grandi proprietari in cambio di protezione finendo per diventare massari. Durante il periodo carolingio i luoghi di mercato sono le campagne, i porti fluviali e i porti marittimi del nord Europa. Per quanto riguarda i traffici commerciali essi sono orientati soprattutto verso il nord e a ovest dell’Europa e si incrementeranno nel Mare del Nord a sfavore del Mediterraneo. Gli schiavi tendono a diminuire perché la religione cristiana ne incoraggiava la liberazione. Quando venivano affrancati dovevano comunque continuare a lavorare all'interno dell'azienda. Essendo un momento storico in cui è imperante la crisi economica il dono e il baratto sostituiscono la compravendita; si pensa all'autosufficienza anche se il denaro continuava a girare. Gli scambi locali erano effettuati dai contadini mentre quelli a più lunga distanza erano gestiti dai mercanti che, per esempio, importavano dall'oriente spezie e tessuti preziosi. Sotto Carlo Magno i mercanti ebrei godevano di larghissimi privilegi, tra cui quello di avere dipendenti cristiani ed essere giudicati solo dalla loro legge. Tra le fiere più famose ricordiamo quella di Saint Denis (fig.43). 

43. fiera medievale.jpeg
fig.43

Carlo lavorerà per l'introduzione di pesi e misure unificati: ad esempio il moggio pubblico che serviva a misurare sia i liquidi che i solidi. Negli scambi commerciali si utilizzava la moneta d'argento. Nel 794 fissò un prezzo minimo per i cereali (da rispettare anche nei periodi di abbondanza e in quelli di carestia) e stabilì che, in caso di crisi, le derrate alimentari che facevano parte delle riserve pubbliche dovevano essere immesse sul mercato a prezzo ribassato. Nell’ Alto Medioevo si consumavano: carne di bue, di porco, di montone, di cavallo, di asino in età della vecchiaia. Esami condotti sulle ossa dei contadini di Villiers-Le- Sec ci dicono che erano sottoalimentati. La dieta del tempo consisteva generalmente in: zuppa, pane, latte, uova, burro, formaggio, qualche volta anche birra o vino. La carne si mangiava bollita (soprattutto per intenerirla dal momento che venivano uccisi animali vecchi) nei giorni di festa.........

La seconda ondata di invasioni

Tra la fine del IX secolo e gli inizi del X l'Italia diventa oggetto di una seconda ondata di invasioni. I Saraceni, pirati musulmani che provenivano dal Nord Africa, dalla Sicilia e dalla Spagna, iniziarono una serie di incursioni sulle coste razziando città e accumulando bottini, tra cui donne e bambini venduti come schiavi. Arrivano a depredare persino le chiese fuori le mura di Roma. Nello stesso periodo furono molto attivi gli Ungari provenienti dall'Asia centrale. Dalla Pannonia penetrano in Italia, saccheggiano Pavia e arrivano fino in Puglia (fig.44)

44. invasioni ungare.jpg
fig.44

Ricordiamo infine i Vichinghi che provenivano dalla Scandinavia: erano terribili guerrieri alla ricerca di bottino e di schiavi. Questa popolazione si divise in due rami: uno diretto in Inghilterra e l'altro verso il Mar Baltico e il Mar Nero. Qui presero il nome di Variaghi; molti di loro divennero mercanti di schiavi e pellicce o mercenari. Un altro ramo dei Vichinghi si spinse infine nella Francia del nord e qui prese il nome di Normanni (fig.45). A loro sarà dedicata una delle prossime lezioni...........

45. vichinghi.jpg
fig.45

 

 

Castelli, villaggi e cimiteri

Come le torri nelle città erano simbolo del potere nobiliare così i castelli dominavano il paesaggio rurale e la loro funzione era quella di difendere il territorio. Si crea così una rete di fortificazioni nate soprattutto in seguito alle incursioni dei temuti Ungari: difatti solo le mura di una città o di un castello erano in grado di fermarli dal momento che questi invasori non avevano i mezzi per organizzare un assedio. I primi castelli, fino al decimo secolo, erano semplici torri in legno, costruiti su un'altura, circondati da un fossato o da una palizzata. Successivamente si sono dotati di mura di cinta in pietra e torri con feritoie (fig.46).

46. castelli.jpg
fig.46

 I castelli erano custoditi da un castellano che esercitava il comando facendo le veci del signore. Egli aveva a disposizione una guarnigione di guerrieri. Questo tipo di fortificazione dava riparo alle popolazioni della zona. Terminato il periodo delle invasioni la costruzione si trasformò in una residenza signorile. Le signorie erano popolate da villaggi (abitati da gruppi di contadini e sudditi) e campi coltivati organizzati attorno alla chiesa e al cimitero. Difatti, con l'avvento del cristianesimo, il culto dei morti non avviene più all'interno della casa o lontano dai centri abitati bensì proprio all'interno dello spazio urbano. Importanti centri di aggregazione erano le parrocchie.

Il lavoro nel medioevo

Essendo la società altomedievale prevalentemente rurale disprezza tutte quelle attività che non sono legate direttamente alla terra. Il tabù del sangue esecrava chirurghi, barbieri, speziali (farmacisti) che praticavano salassi. Il tabù delle impurità e della sporcizia bollava i cuochi, i tintori, i follatori, i lavandai. Il tabù del denaro condanna i mercanti, gli usurai, chi maneggia i capitali. Il cristianesimo contribuisce a rafforzare la lista dei mestieri da disprezzare: i locandieri sono considerati lussuriosi perché nei loro locali, ritenuti malfamati, era diffusa la prostituzione. I giullari poi facevano ridere con smorfie e posture considerate dalla chiesa innaturali e per questo erano considerati emissari del diavolo (fig.47)

47. giullare.jpg
fig.47

Anche i tavernieri erano condannati perché nei loro locali si eccedeva nel vino e nel gioco indulgendo nel peccato mortale. Orgoglio e avarizia sono i peccati del soldato, la pigrizia contraddistingue il mendicante. Il lavoro manuale era raccomandato ai vescovi e ai preti e imposto ai monaci come penitenza perché legato al peccato originale. Anche copiare manoscritti negli scriptoria era un lavoro di penitenza. Il mestiere dell'artigiano (fig.48) era considerato molto prestigioso (questo concetto era un retaggio delle società germaniche) perché forgiava le armi dei guerrieri; l'orefice le decora e fabbrica i gioielli per le mogli di questi ultimi. 

48. artigiano.jpg
fig.48

Anche chi produce utensili è molto valorizzato. Comunque sia, in epoca carolingia si assiste ad una rinascita del lavoro, soprattutto quello agricolo grazie all'estensione delle superfici coltivate, all'aumento delle colture e ad una migliore organizzazione. Vigeva l'obbligo del riposo domenicale per motivi religiosi, ma Carlo interviene mettendo delle eccezioni soprattutto in determinati cicli stagionali. Nelle abbazie i monaci iniziano ad approfittare della crescente manodopera disponibile (fornita da servi e salariati) per utilizzarla nei campi e potersi dedicare ad altre attività meno faticose e al contempo  più dignitose quali la panetteria, la produzione della birra, eccetera. Sotto Carlo si moltiplicano inoltre i trattati tecnici che parlano di agricoltura. Hanno dunque grosso impulso le attività delle arti meccaniche artigianali e tecniche.....

Bibliografia

  • 📚

    AA.VV. Le civiltà Le antiche popolazioni in Italia e la civiltà di Roma volume II, Vallardi Edizioni Periodiche Milano, 1963

    A cura di A.Diomedes Storia dei Longobardi di Paolo Diacono Amazon, 2025

    A.Barbero Carlo Magno Un padre dell'Europa  Laterza, 2004

    J.Le Goff Il cielo sceso in terra Le radici medievali dell'Europa Collana Il Giornale Biblioteca storica,2003

    J.Le Goff Tempo della Chiesa e tempo del mercante Saggi sul lavoro e sulla cultura del Medioevo Einaudi, 1977

    A.Manzoni Liriche e Adelchi Società Editrice Internazionale di Torino, 1937

    C.Salinari C.Ricci Storia della letteratura italiana vol.3 L'Ottocento Laterza, 1989

Letture consigliate

  • 📚

    G.Granzotto Carlo Magno Premio Campiello 1978, Collana Grandi Premi della Letteratura Italiana, Mondadori De Agostini, 1993

    J.Le Goff Eroi & meraviglie del Medioevo Laterza, 2005

    Fumetti consigliati:

    Bruneau Delmas Lemercier Buehrer-Thierry Carlo Magno Collana Comics Historica Biografie Mondadori, 2017

Sitografia

Per Triboniano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Triboniano

Per Narsete:

https://it.wikipedia.org/wiki/Narsete

Per terra bruciata:

https://it.wikipedia.org/wiki/Terra_bruciata_(guerra)

Per proskynesis:

https://it.wikipedia.org/wiki/Prosk%C3%BDnesis

Per Eginardo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Eginardo

Per Alcuino di York:

https://www.treccani.it/enciclopedia/alcuino-di-york_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/

Per Teodulfo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Teodulfo

Per Vitruvio:

https://www.treccani.it/enciclopedia/vitruvio/

Per Le Mille e una notte:

https://it.wikipedia.org/wiki/Le_mille_e_una_notte

Per i Giuramenti di Strasburgo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuramenti_di_Strasburgo

Per Svetonio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Svetonio_Tranquillo

Per coro atto III:

https://it.wikisource.org/wiki/Coro_(Adelchi,_atto_III)_(Lucas)

Per atto IV scena I:

https://it.wikisource.org/wiki/Adelchi_(1881)/Atto_quarto

Per Teodorico il Grande:

https://youtu.be/Prma3hrA4xg?si=zKBoIYb_Dv1rtvp6

Per Giustiniano e Teodora:

https://youtu.be/OnPkiCHhxhg?si=yGAfyZjcxU-ECqUB

https://youtu.be/7ZYz4OUiqI0?si=Yec9k_ySNFtLaJ2T

Per Corpus Iuris Civilis:

https://youtu.be/6AqbGGPlkew?si=dnTh9R9GAP2xVX32

Per guerra greco-gotica:

https://youtu.be/iRx75dJALhE?si=kvhvhWEUdprQAB3S

Per Belisario:

https://youtu.be/766Q2ch1cg8?si=npypWmgykFXMkQDX

Per guerra iconoclasta:

https://youtu.be/Jwxqt-anVLU?si=7-DBN8Hv0BsGJTWF

Per A.Barbero e i Longobardi:

https://youtu.be/6RLa0Lxk37A?si=kciwfv5Ch7A0DTDb

https://youtu.be/OD5cm6q3Hrw?si=-0Rh9nfX8oGQVro8

https://youtu.be/pP7P0ZCysZA?si=u6D5atZcm1QNYr18

Per A.Barbero e Carlo Magno:

https://youtu.be/BzH9L3DmwCA?si=EBFuqU5cjrvIof4W

Per la rinascita carolingia:

https://youtu.be/fIXQcbGehsU?si=wjlVs_gKxGyxZlPw

Per V.Gassman e Adelchi:

https://youtu.be/j9Ms1rzxzQU?si=v78oEc9897Euplvb

Per economia curtense:

https://youtu.be/Iau0gfApid8?si=b3LCzTTuRx2PFn5y

https://youtu.be/o2HS_XVr0AY?si=MfrYZcFhEl2RlkZI

Per A.Barbero e il sistema feudale:

https://youtu.be/QhfVwQXtQNs?si=72s9lc19yaFB-uPk

Per società feudale:

https://youtu.be/e28aYAcEawo?si=mGQnojdy0_6us2Mi

Per i Vichinghi:

https://youtu.be/4hKC58n1LAQ?si=056y5-eTMSfCyV1X

https://youtu.be/pkMGJYBMySE?si=5OPk9rTOAavzWyBt

Per Barbero risponde e il castello:

https://youtu.be/44vnWagbe2E?si=7IsKgQHZU1aW5tbH

 

 

 

Sitografia Immagini

Fig.01 https://www.treccani.it/enciclopedia/regni-romano-barbarici_%28Dizionario-di-Storia%29/

Fig.02 https://www.ravenna24ore.it/notizie/cultura/2010/12/10/teodorico-il-mistero-della-morte-svelato/

Fig.03 https://issuu.com/elipublishing/docs/missione_compiuta_sussi_storia_5/s/19218086

Fig.04 https://www.homolaicus.com/teorici/boezio/boezio.htm

Fig.05 https://www.romanoimpero.com/2019/06/f-m-cassiodoro-s-f-m-cassiodorus-s.html?m=0

Fig.06 https://www.romanoimpero.com/2010/06/limpero-bizantino.html

Fig.07 https://www.romanoimpero.com/2010/07/giustiniano-i-527-565.html

Fig.08 https://it.wikipedia.org/wiki/Corpus_iuris_civilis#/media/File:Corpus_juris_civilis_(1663).jpg

Fig.09 https://it.wikipedia.org/wiki/Narsete#/media/File:Narses.jpg

Fig.10 https://it.wikipedia.org/wiki/Belisario#/media/File:Belisarius_mosaic.jpg

Fig.11 https://it.wikipedia.org/wiki/Belisario_chiede_l%27elemosina

Fig.12 https://www.storiebrute.it/archives/254

Fig.13 https://web.unica.it/static/resources/cms/documents/9.LEZIONEIX.ILongobardi22.pdf

Fig.14 http://museoarcheologicogambolo.altervista.org/paolo-diacono-racconta-lepidemia/

Fig.15 https://it.wikipedia.org/wiki/Autari#/media/File:Nuremberg_chronicles_f_150r_1.jpg

Fig.16 https://www.storiaromanaebizantina.it/leditto-rotari-linizio-dellintegrazione-giuridica-longobardi-italici-643/

Fig.17 https://www.paviaedintorni.it/temi/sguardo_nel_passato/curiosita_file/Re_Longobardi.htm

Fig.18 ttps://longobardinitalia.it/approfondimento/labbigliamento-maschile/

Fig.19 https://it.wikipedia.org/wiki/Clodoveo_I#/media/File:Fran%C3%A7ois-Louis_Dejuinne_(1786-1844)_-_Clovis_roi_des_Francs_(465-511).jpg

Fig.20 https://www.lionspalermodeivespri.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/Droysens-20c.jpg

Fig.21 https://fr.geneawiki.com/wiki/Fichier:Martel.jpg

Fig.22 https://www.arsbellica.it/pagine/medievale/poitiers/poitiers.html

Fig.23 https://it.pinterest.com/gancillotti/guerrieri-franchi/

Fig.24 https://www.treccani.it/enciclopedia/carlomagno-re-dei-franchi-imperatore-romano/

Fig.25 https://massimedalpassato.it/25-dicembre-800-carlo-magno-viene-incoronato-imperatore-a-roma-da-papa-leone-iii/

Fig.26 https://www.scholapalatina.it/il-sacro-romano-impero/

Fig.27 https://ilmondodiaura.altervista.org/MEDIOEVO/CARLO%20MAGNO.htm

Fig.28 https://www.biosost.com/index.php/storia/storia-del-friuli-venezia-giulia-e-dell-istria/storia-del-friuli/475-1492/989-08-02-22a

Fig.29 https://it.wikipedia.org/wiki/Scrittura_carolina#/media/File:Caroline_2.jpg

Fig.30 https://www.italiamedievale.org/i-franchi/

Fig.31 https://it.wikipedia.org/wiki/Statuetta_equestre_di_Carlo_Magno

Fig.32 https://www.silab.it/storia/?pageurl=14-carlo-magno-imperatore

Fig.33 https://www.appuntidistoria.net/ai-tempi-in-cui-berta-filava/

Fig.34 https://storiadintorni.altervista.org/mogli-e-figli-di-carlo-magno/

Fig.35 https://www.facebook.com/lagiovinestoria/posts/il-palazzo-perduto-di-carlo-magnoad-aachan-che-a-quel-tempo-si-chiamava-aquisgra/2436729586388558/

Fig.36 https://zweilawyer.com/2014/05/20/lordalia-dellacqua-bollente/

Fig.37 https://ilibridileo.altervista.org/carlo-magno-precursore-delleuropa-unita-un-successo-o-un-fallimento/

Fig.38 https://www.fulldassi.it/amor-tremendo-e-il-mio-la-figura-di-ermengarda-nelladelchi/

Fig.39 https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100145594

Fig.40 https://it.wikipedia.org/wiki/Adelchi_%28Manzoni%29#/media/File:Adelchis,_son_of_Desiderius.jpg

Fig.41 https://storiaestorie.altervista.org/blog/il-feudalesimo/

Fig.42 https://www.accademiafabioscolari.it/la-curtis-o-levoluzione-della-signoria-territoriale/

Fig.43 https://www.studenti.it/figura-mercante-medioevo-storia-significato-caratteristiche.html

Fig.44 https://it.wikipedia.org/wiki/Invasioni_ungare_dell%27Europa#/media/File:Kalandozasok.jpg

Fig.45 https://www.mondimedievali.net/barbar/vichinghi.htm

Fig.46 https://virtualarchaeology.sardegnacultura.it/index.php/it/siti-archeologici/eta-medievale/monreale/schede-di-dettaglio/487-i-primi-castelli

Fig.47 https://www.accademiafabioscolari.it/i-giullari-medievali/

Fig.48 https://imparareconlastoria.blogspot.com/2014/09/la-rinascita-delle-citta.html

Documentari

TitoloLink
Tra passato e presente Raistoria Paolo Diacono Guarda
Superquark Carlo Magno:Guarda
Tra passato e presente Raistoria Carlo MagnoGuarda

Cinematografia

TitoloDescrizione
Adelchi (1961)Questo spettacolo teatrale, affidato alla regia televisiva di C.Ragionieri, vede la mirabile interpretazione di V.Gassman nel ruolo di Adelchi.